I 30 anni in consolle di Federico Scavo
Il dj autore della hit “Strump” ripercorre la propria carriera dalle discoteche toscane al successo in giro per il mondo
Marco Sabia
Ne sono passati di anni da quando il piccolo Federico Scavo da Fucecchio ha iniziato a mettere i primi dischi, in una festa alla Casa del Fanciullo a Fucecchio: oggi il dj fucecchiese – 47 primavere – ha toccato quota 30 anni di onorato servizio alla consolle, un’era geologica rispetto a quando – 17enne – debuttò come dj d’appoggio al Boccaccio Club di Calcinaia. Scavo – che ha deciso di rimanere nella sua Fucecchio – ha realizzato e prodotto hit che hanno fatto il giro del mondo, a partire dalla famosissima “Strump”, con quel ritmo “a trombetta” che gli ha fatto definitivamente spiccare il volo.
Ma già nel 2002 Scavo era riuscito – unico in questa impresa – a farsi riconoscere da Roger Waters dei Pink Floyd la sua versione di “Another brick in the wall” come remix ufficiale di questo pezzo che è un caposaldo della storia del rock e della musica. In questo periodo sulla vicenda umana e artistica di Scavo – più volte eletto miglior deejay italiano, tutt’ora icona dell’House Music – il regista Micheal Casini sta realizzando un documentario: il suo percorso musicale è iniziato nella cameretta dell’amico Simone Pacini, fucecchiese e deejay come lui; a quei tempi esistevano dei giradischi a cinghia, dove i vinili andavano spinti con le dita e dove Scavo e l’amico passavano ore o ore. Ogni sabato, inoltre, andavano alla Galleria del Disco di Firenze a cercare le ultime novità.
Poi, a 17 anni, la vera svolta: «Grazie all’amico Claudio Mingardi – racconta Scavo – sono diventato dj d’appoggio al Boccaccio, potevo aprigli e chiudergli le serate. È stata una grande palestra di vita per me, perché Claudio mi ha dato fiducia e mi ha fatto vedere come si fa il producer, aspetto oggi fondamentale di questa professione. Poi sono passato anche dal Concorde – la domenica pomeriggio – grazie ad Alessandro Del Fabbro e finalmente sono diventato dj ufficiale per la prima volta a “Belli e Pitoni” di Lucca, passando per il Faruk, la Capannina e praticamente tutti i locali della Toscana».
Scavo, però, per un lungo periodo ha fatto due lavori per permettersi di coltivare il suo sogno musicale: «La mia famiglia – continua – viene dal sud, i miei genitori si sono conosciuti qua e dopo mille sacrifici hanno aperto una conceria a Ponte a Cappiano; mio padre mi diceva di lavorare sia in conceria che alla consolle e di scegliere ciò che mi dava più prospettive. Fare i turni ai bottali mi ha insegnato tanto, quella di mio padre è stata una vera lezione di vita».
Il deejay fucecchiese attraversa anche un periodo buio, fatto di dubbi sul suo futuro, finché non capisce che deve continuare nel solco della musica House, indipendentemente dal fatto che sia “di moda” in quel periodo. Anche perché l’eureka può manifestarsi da un momento all’altro: «Nel 2011 è arrivata Strump: in una notte mi è iniziato a girare in testo questo motivetto, l’ho registrato sul telefono e la mattina dopo ero già in studio di registrazione. Di seguito Strump ed io abbiamo veramente fatto il giro del mondo, io mi trovavo a suonare ovunque con quegli artisti che la musica House l’avevano fondata; se ci penso adesso mi vengono ancora i brividi. E tutto questo grazie al fatto di aver seguito il mio istinto e di aver avuto il coraggio di osare».
C’è, poi, un aspetto “curioso” del personaggio Scavo: il suo legame con Fucecchio. Per uno come lui – abituato ad interloquire con Albertino, Linus e Bob Sinclair – sicuramente sarebbe meglio avere la propria base a Milano o a Ibiza, non in una tranquilla città di 23mila abitanti al centro della Toscana. Eppure Scavo non solo non ha lasciato Fucecchio, ma ci ha investito, realizzando uno studio di registrazione e una scuola per deejay in una galleria commerciale in gran parte inutilizzata: «Ho girato il mondo e solo così ho capito la fortuna che abbiamo a vivere in Toscana; quando sei all’estero e dici di esser toscano, gli stranieri strabuzzano gli occhi per lo stupore e l’ammirazione. Noi, invece, non ci facciamo nemmeno caso. Ma è vivendo qui che scopro ogni giorno dei piccoli angoli di paradiso, dei luoghi semplici e allo stesso tempo incredibili. Fucecchio non lo cambierei con nessun paese al mondo. E poi qui ci sono i miei genitori, la mia compagna e mio figlio, che sono il centro della mia vita insieme alla musica». —
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