Il presidio
Scena Unita raccoglie 5 milioni e Fedez attacca Franceschini
L’iniziativa è finalizzata ad aiutare le maestranze del mondo dello spettacolo Il cantante al ministro: «Meno annunci e propaganda e più pragmatismo»
Luca Trambusti
Partita a novembre scorso l’iniziativa Scena Unita arriva alla sua conclusione “propulsiva” ed entra nella fase terminale, quella dell’assegnazione degli ultimi contributi raccolti. Il progetto ha visto unirsi oltre 150 artisti (di diversa caratura) e più di 100 aziende per una raccolta fondi (senza vincoli) da destinare ai lavoratori dello spettacolo, sia direttamente che indirettamente. In questi mesi sono arrivati contributi per 4,78 milioni gestiti dalla onlus Cesvi. Una parte di questi fondi (1,6 milioni) è stata velocemente destinata direttamente ai lavoratori e alle aziende del mondo dello spettacolo, mentre un’altra fetta (2,5 milioni) è andata a finanziare, attraverso dei bandi, un centinaio di progetti che hanno creato lavoro anche all’indotto muovendo in totale oltre 64 milioni di euro.
L’idea dell’iniziativa è nata da Fedez, il quale ha chiamato a raccolta i colleghi, ed altri si sono aggiunti di loro iniziativa. Al termine di questo sforzo («è stato molto impegnativo anche dal punto di vista psicologico», dice Fedez) la pop star si dichiara moderatamente soddisfatto. «È una cifra grandissima – dice – ma si poteva fare di più. Sono mancati alcuni grossi nomi che potevano coinvolgere i loro brand per portare ancora più denaro in questa iniziativa». Tra gli aderenti c’è anche Manuel Agnelli che in conferenza stampa, collegato in remoto, lancia la prima “miccetta”. «Abbiamo fatto moltissimo – dice il leader degli Afterhours – abbiamo anche portato il tema e le problematiche dei lavoratori dello spettacolo alle istituzioni con appositi tavoli di discussione. Purtroppo però non sembra sia servito a molto».
La bomba poi la sgancia in conclusione Fedez. «Parliamo delle istituzioni ma queste hanno un referente ben preciso: il Ministero della cultura. Il ministro Franceschini – dice Fedez – mi ha mandato dei messaggini dicendo che erano stati adottati nuovi criteri di welfare per i lavoratori dello spettacolo, secondo le nostre richieste. Ma gli stessi lavoratori smentiscono ciò che lui afferma. Ci vorrebbero – dice Fedez – meno annunci e propaganda e più pragmatismo. Inoltre – conclude – sarebbe meglio se i finanziamenti non andassero sempre ai soliti teatri o enti facenti parte di un circolo elitario».
Se tra gli scopi di Scena Unita c’era quello di dare soluzioni alla categoria dei lavoratori dello spettacolo (che non sono solo gli artisti ma anche e soprattutto tecnici e operatori del settore) purtroppo l’obbiettivo non è stato centrato lasciando senza alcun sostegno istituzionale il settore. «Non c’è bisogno solo di una sistemata alle norme – dicono gli organizzatori dell’iniziativa – Occorre una grande ristrutturazione, una rifondazione di meccanismi e regole e soprattutto iniziare a pensare che quelli dello spettacolo sono lavoratori a tutti gli effetti e a pari diritti degli altri occupati». E di tale presa d’atto va dato merito anche a questo progetto e da più parti (ma senza grandi risoluzioni) ora si conoscono le anomalie del settore, che peraltro è molto frammentato. La richiesta è di smettere con la sussistenza e dare sostegno più strutturato. Ora Scena Unita, un bell’esempio di collaborazione e di solidarietà settoriale, abbassa le luci (ci sono ancora dei fondi da destinare ai progetti approvati) senza la prospettiva però che il progetto possa trasformarsi in una sorta di sindacato. Il primo a sfilarsi è proprio Fedez che annuncia: «Aprirò una mia fondazione con cui porterò avanti altri progetti». —
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