Il presidio
Vespa è solo lo scooter e anche il conduttore cambia nome al suo vino
Il giornalista è un appassionato di vino e da qualche anno produce un buon rosso in Puglia “Il Bruno di Vespa”. Un’attività, quella del produttore Vespa, che si sta allargando e che ha portato il celebre conduttore in Veneto dove nei giorni scorsi ha debuttato con un prosecco di cui ha presentato la prima bottiglia. Le etichette del suo vino lasciano però un po’di amaro in bocca al giornalista che voleva chiamare i suoi vini semplicemente “Vespa”. Impossibile per lui nonostante sia il suo cognome e anche nei giorni scorsi l’ha ripetuto dopo che la storia era già stata resa nota qualche anno fa. «Il noto marchio di scooter mi ha intimato di non utilizzare il nome Vespa già per la linea di rossi», ha spiegato ai giornalisti. Del resto quel nome è un’esclusiva del gruppo Piaggio da sempre, da quando la Vespa fu inventata e l’utilizzo è vietato anche se chi vorrebbe utilizzarlo avrebbe un buon motivo per farlo chiamandosi così.
Bruno Vespa non è l’unica “vittima” di marchi troppo noti per essere condivisi: anche Gucci, ad esempio, ha registrato il nome e nessun altro può utilizzarlo per fini commerciali. È il caso di un ristorante di Prato aperto da un’anonima famiglia Gucci costretta a cambiare il nome del locale per non imbattersi in una causa lunga anni.
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