Il Tirreno

Zuckerberg caccia Donald Trump: «L’incolumità pubblica non si tocca»

Ilaria Bonuccelli
Zuckerberg caccia Donald Trump: «L’incolumità pubblica non si tocca»

L’ex presidente sospeso per due anni da Facebook. E da ora anche i politici rischiano la “squalifica” 

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Mr. Donald Trump la prende come un’offesa. Mica personale. L’ex presidente degli Stati Uniti definisce «un insulto a 75 milioni di americani» (i suoi elettori) la decisione di Facebook di bannarlo. Di cacciarlo per due anni dalla piattaforma. Niente più social (fuori anche da Instagram) fino al 7 gennaio 2023: la decisione è stata assunta dallo speciale Consiglio di Sorveglianza della società in queste ore, ma si riferisce al disastro commesso da Trump il 6 gennaio 2021. Quando, con il suo discorso a Washington, lanciò la “Marcia per la salvezza degli Stati Uniti” e fomentò l’assalto di centinaia di repubblicani al Congresso, dove si stavano contando i voti per eleggere il nuovo presidente, il democratico Joe Biden.

Prima viene la sicurezza pubblica

Ora, se dall’impeachment (la messa in stato d’accusa: la seconda in pochi mesi) Trump si è salvato per il rotto della cuffia, dalla ghigliottina di Facebook non ha fatto in tempo a scansarsi. Per ora, ha subito la “squalifica” da Facebook per due anni, ma la sanzione potrebbe anche aggravarsi. Lo conferma lo stesso colosso americano in una nota nella quale spiega che dopo l’assalto al Campidoglio ha deciso di rivedere la propria politica rispetto ai messaggi pubblicati sulla propria piattaforma. Una politica che, a fronte della necessità di tutelare la libertà di espressione, deve anche tenere in considerazione (e dare la precedenza) alla cancellazione di messaggi che mettano in pericolo la sicurezza e l’incolumità pubblica e costituiscano una minaccia anche per il rispetto dei diritti umani.

Ti banno a vita

In senso generale – scrive Facebook – «una volta che le restrizioni applicate saranno scadute e i sanzionati avranno di nuovo accesso alla piattaforma, per evitare il ripetersi di comportamenti scorretti (aggressivi, pericolosi etc) gli stessi sanzionati saranno soggetti a restrizioni maggiori», a punizioni più alte di chi non è mai stato censurato. Si arriverà, quindi, al divieto di creare contenuti per due anni (come nel caso di Trump). Ma «in casi estremi – aggiunge Facebook – il profilo potrà anche essere disattivato in modo definitivo». I casi estremi – si precisa – si verificano quando un account con insistenza pubblica contenuti che violano le norme di Facebook (sulla sicurezza pubblica) e i diritti umani (secondo criteri concordati con esperti, Accademie etc e valutati dal Comitato di Sorveglianza) malgrado «ripetuti avvisi e restrizioni».

Fra due anni nuova valutazione

Nel caso di Trump – fa sapere la compagnia – la sospensione dell’account per due anni non implica la riattivazione automatica. Anzi. Nel comunicato stampa si ribadisce: «Al termine di questo periodo, ci rivolgeremo ad esperti per valutare se il rischio per la sicurezza pubblica (del suo profilo) è diminuito...Se stabiliremo che esiste ancora un serio rischio per la sicurezza pubblica, estenderemo la restrizione per un determinato periodo e continueremo a rivalutare fino a quando tale rischio non sarà diminuito». Se e quando, invece, la sospensione del profilo verrà «revocata, se Mr.Trump commetterà ulteriori violazioni, verranno prese rapidamente nuove restrizioni, fino alla rimozione permanente delle sue pagine e dei suoi account».

Il precedente

Del resto, Facebook ricorda che Trump era già un sorvegliato speciale. Dal 15 agosto 2019 quando da presidente degli Usa pubblicò un video da un raduno in New Hamphire. In quel video, Trump apostrofò un partecipante in questo modo: «Quel tipo ha seri problemi di peso. Vai a casa. Comincia a fare esercizio fisico». Un modo di esprimersi che Facebook definisce una violazione delle «nostre regole sul bullismo e le molestie personali».

L’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021 ha fatto il resto. Anche se – precisa Facebook – proprio il Comitato di Sorveglianza della società (che vigila sui contenuti) ha contestato alla compagnia un mese fa di aver sospeso senza un termine fisso l’account dell’ex presidente. Ha giudicato non corretto un provvedimento così indefinito. Quindi è stata “quantificata” la sospensione in due anni «per la gravità dei fatti». Anche se Facebook tiene a ribadire che l’assalto al Campidoglio è responsabilità esclusiva «degli insorti e di chi li ha incoraggiati, le cui parole non hanno spazio sulla nostra piattaforma». Insomma un modo (neanche troppo indiretto) per scaricare di nuovo Trump e addossargli la colpa dell’insurrezione.

Attenti a tutti i politici

Trump, però, non ha creato solo un danno a se stesso. Infatti, la sua vicenda consente a Facebook di annunciare che d’ora in avanti i politici non avranno un trattamento diverso dagli altri fruitori della piattaforma. Se i loro messaggi saranno riconosciuti a potenziale rischio per l’incolumità pubblica i loro account sospesi per un periodo di tempo proporzionale alla gravità del fatto, secondo quanto valutato dal Consiglio di Vigilanza. «Sappiamo bene che altri social media hanno preso decisioni diverse sulla vicenda di Trump (Twitter, ndr) e che la nostra decisione divide. Ci sono persone che avrebbero voluto che noi bannassimo Trump a vita e altre che ritengono non corretto che una società privata come Facebook espella un presidente uscente dalla propria piattaforma».

Rischio censura

Il dibattito, in effetti, è complesso. E mentre Facebook annuncia che pubblicherà d’ora in avanti le “rare” sanzioni che adotterà per chi costituisce un pericolo per la pubblica incolumità o per chi viola le regole della piattaforma, Trump torna a insistere: «Non dovrebbe essere permesso loro di farla franca con questo censurare e silenziare. Noi alla fine vinceremo, il nostro Paese non può più accettare questo abuso». —

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