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«Sono affascinata dalle fiabe e “Le memorie di Adriano” mi hanno davvero stregata»
Elena Torre
Grazia Di Michele è una cantautrice, una musicoterapeuta e un’insegnante di canto. Conosciuta dal grande pubblico per le sue canzoni patrimonio della nostra cultura musicale come “Le ragazze di Gauguin”, “Io e mio padre”, “Gli amori diversi” cantata insieme a Rossana Casale solo per citarne alcune ha pubblicato dal 2008 ad oggi brani indimenticabili. Inseme a Rossana Casale e Mariella Nava ha da poco pubblicato all’interno del progetto “Cantautrici” il prezioso brano” Segnali universali”. Ma Grazia Di Michele è anche una scrittrice attenta e capace, da poco in libreria il suo ultimo romanzo “La regola del bucaneve” uscito per Castelvecchi, una storia delicata e bellissima sull’istinto di sopravvivenza, e sul mondo che vive ai margini.
il primo amore
«Il primo libro che ho amato – dice Grazia Di Michele – è uno di cui non ricordo il titolo. Mi capita spesso di cercarlo nei mercatini, nelle librerie ma è introvabile. Un libro grande all’interno del quale c’erano racconti e disegni che riguardavano le protagoniste dei balletti classici. All’età di sei anni seguivo le lezioni di danza all’Accademia Nazionale di Roma, ero immersa in quel mondo fatto di grazia e leggerezza, di vestitini di seta, calzamaglie, scarpette e profumo di pece. Ora, la mia massima aspirazione, era quella di diventare un giorno la bambola Coppelia che prendeva vita, la ingenua contadina Giselle, la principessa Odette che diventava un cigno bianco a causa di un sortilegio, la piccola Clara de “Lo Schiaccianoci”. Credo di aver sfogliato quel libro migliaia di volte, anzi, di essere stata immersa in quel libro per anni, fino a quando ho iniziato a innamorarmi delle musiche di quei balletti, ma questa è un’altra storia, quella che mi ha portato ad essere quella che sono, non una ballerina ma una musicista».
mi ha stregato
«Il libro che mi ha stregato e che consiglio a chi non l’abbia ancora letto è “Le memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar. Dentro ci ho trovato poesia, fantasia, storia, filosofia… un capolavoro di una bellezza assoluta. L’ho riletto più volte, e questo mi è capitato solo con “Cent’anni di solitudine” di Marquez, altra opera immortale che mi accompagna nella vita. Forse perché le riflessioni di Adriano hanno bisogno di tempo per essere apprese pienamente, come quelle sull’amore, il suo rimpianto e la sua perdita. Pagine sublimi».
il libro da rileggere
«Direi “Lettera d’amore alla Madre Terra” scritto dal monaco buddista vietnamita Thich Nhath Hanh. È stato il regalo del mio stretto collaboratore Nicola, libro scritto da un monaco buddhista, ritenuto una delle più grandi guide spirituali del mondo. È una lettura apparentemente molto semplice, un appello appassionato all’uomo affinché ritrovi il suo rapporto d’amore con la Madre Terra, unica condizione possibile affinché lei possa continuare a darci ossigeno, a nutrirci e accoglierci nella sua magnifica casa. Letto in una sera, la notte ho scritto una preghiera “Madre Terra”. Ho ringraziato così questo spirito illuminato che riesce a portarci su sentieri di pace anche nella mente. Da rileggere, una pagina alla volta, soffermarsi e riflettere».
il libro sul comodino
«Sul mio comodino adesso c’è “A cavallo del vento” fiabe d’Armenia raccontate da Sonya Orfalian. Sono favole tramandate nel tempo dagli ashug, rapsodi itineranti, un po’ come i nostri cantastorie. Sono sempre stata affascinata dal lavoro paziente di chi cerca di non disperdere patrimoni culturali tramandati oralmente. Questo della Orfalian non è solo un lavoro paziente di ricostruzione ma un libro pieno di creatività, di fantasia e di saggezza popolare. Ogni favola comincia con lo stesso incipit “C’era e non c’era”, tanto per non marcare il confine tra il sogno e la realtà. Un prezioso tributo ad un popolo che ha rischiato di perdere sé stesso e le sue radici».
il consiglio
«Se volete ridere, anche se amaramente, consiglio “Cordiali saluti” di Andrea Bajani. Un dipendente di una ditta preposto a scrivere lettere di licenziamento, compone delle vere opere d’arte. Cinico, furbo, attaccato alla sua sedia, tira il cappio alle sue vittime con garbo e crudeltà. Tragicomico, arguto». —
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