Meteo
«Per tre minuti di show ho scritto 150 pagine»: c’è un designer livornese dietro il trionfo dei Maneskin
Insieme ai colleghi dello studio Giò Forma ha creato la messa in scena dell’esibizione della band, tanti big fra i suoi “clienti"
LIVORNO. C’è una mente livornesissima dietro il trono europeo dei Maneskin. Ci sono due genitori, ottantenni, Sergio e Gabriella Santucci, con il cuore pieno di orgoglio per il figlio. Due genitori che con la pensione sono tornati a vivere in quella città dei Quattro Mori che avevano lasciato, per lavoro, da 40 anni. Qui ci sono zii, amici e parenti che da sempre seguono i super lavori di Claudio Santucci in giro per il mondo. Dalle riviste internazionali, ai grandi concerti live, a prestigiosi lavori di design di fama interplanetaria l’archistar contemporaneo – ma guai a dirglielo – con le sue radici labroniche, insieme ai suoi colleghi dello studio Giò Forma di Milano, ha concepito nel dettaglio la performance che ha portato la band romana a vincere l’Eurovision Song Contest.
«Dedico questo successo mio e di tutto lo studio che mi ha riempito il cuore di orgoglio nazionale anche alla mia città natale dove sono tornati a vivere i miei genitori, dove ho molti parenti e amici e dove ogni estate porto i miei figli a passare due settimane dai nonni», l’architetto 51enne festeggia questo nuovo tassello di un puzzle mondiale di successi anche con quella città a cui tutt’ora è legatissimo.
Il designer livornese di casa a Milano, di palchi e messe in scena come quello dei Måneskin ne ha fatti tantissimi, con i suoi colleghi Cristiana Picco e Florian Boje. Insieme formano la Giò Forma, appunto. Lo studio milanese dal 1998 tra gli altri ha firmato le “messe in scena” di palchi di alcuni dei più importanti concerti live di star come Andrea Bocelli, Jovanotti, Tiziano Ferro ma anche di cantanti e gruppi internazionali come Katy Perry, Linkin Park, Jennifer Lopez, R.E.M, Duran Duran, Black Eyed Peas. Per non parlare dell’idea del celebre Albero della Vita, di cui erano tra i principali direttori creativi insieme al design del Padiglione Italiano durante l’Expo 2015 tenutosi a Milano; delle più prestigiose Opera House nel mondo, partendo dall’italianissima Scala di Milano, il Bolshoi di Mosca, l’Opera House di Sydney e dell’Oman. «Aver fatto per tre volte consecutive la prima della Scala di Milano e sapere che faremo anche la quarta è un altro punto di orgoglio nazionale», sottolinea.
Così tre giorni fa Santucci è tornato da Rotterdam con la coppa in mano dell’ Eurovision Song Contest. È il terzo successo per l’Italia in 65 anni, dopo Gigliola Cinquetti e Toto Cotugno. Ora l’architetto è a Milano dove abita da 21 anni e dove sono nati i figli. Vive nel capoluogo lombardo dopo aver girato mezzo mondo con la famiglia, dietro al padre che lavorava per la banca commerciale di Livorno. «Ho lasciato Livorno quando avevo due anni, fino a 10 anni ho frequentato le scuole negli Stati Uniti, poi con la mia famiglia abbiamo avuto delle parentesi di vita a Londra, Milano e poi a Firenze dove ho abitato per anni». Ogni estate, comunque, la famiglia Santucci affittava per i mesi di luglio e agosto una casa a Livorno per godersi la bella stagione. «Praticamente d’estate io sono cresciuto ai bagni Pancaldi».
Ieri, oggi. Santucci racconta quelli che sono stati i segreti della vittoria europea: osare e dare la sensazione che la performance fosse un concerto dal vivo. «È stato un progetto di 150 pagine per tre minuti di esibizione: dopo un anno e mezzo senza concerti live abbiamo deciso di puntare su una messa in scena minimale che mettesse al centro la band romana, quasi fosse un concerto live e che desse la sensazione di avere il pubblico lì sul palco». Missione compiuta: luci, effetti, la carica dei Maneskin, la loro voglia di andare oltre e di osare fanno il resto, con lo sguardo calamita di Damiano. Il risultato? Un’esplosione di consensi. «Alle 3 del mattino le prime persone a cui ho scritto sono state i miei figli e i miei genitori a Livorno».
Santucci guarda ai prossimi lavori. «Abbiamo lavori molto importanti in Arabia Saudita e con le mostre per esempio ripartiremo con l’esperienza per i 50 anni di Armani». Per febbraio si prevede la grande ripartenza dei concertoni live. «Per certo lavoreremo per i live dei Negramaro, Cesare Cremonini, Vasco Rossi e altri che ancora non possiamo rivelare». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
