Il Tirreno

il ritorno del premio nobel 

Quelle vite sospese nel dilemma Singer fra eros e stupore del sacro

Fabio Canessa

Arriva “Ombre sullo Hudson”, è l’occasione per scoprire uno dei più grandi autori del Novecento

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Fabio Canessa

Se non avete mai letto Isaac B. Singer, non perdete l’occasione di scoprire uno dei maggiori scrittori del Novecento, Premio Nobel nel 1978. Abile tessitore di storie accattivanti, capace di mantenere desta l’attenzione del lettore con una prosa smagliante e dialoghi degni di una sceneggiatura da Oscar, è riuscito ad anticipare di mezzo secolo il disordine sentimentale e la confusione morale della contemporaneità.

Fortemente radicato nell’ebraismo, al punto da scrivere in yiddish, Singer è una via di mezzo tra Dostoevskij e Woody Allen. Come conferma il suo capolavoro “Ombre sullo Hudson”, appena arrivato nelle librerie: un grande romanzo, di quelli che si scrivevano una volta. Chi si immergerà nelle oltre seicento pagine di quest’opera, ne uscirà incantato. Il protagonista è Grein, broker quarantaseienne con due figli che si divide tra moglie e amante per poi abbandonare entrambe e scappare a Miami con Anna, la figlia sposata di un uomo d’affari suo amico. Il quale rinnega, disereda e maledice la giovane, mentre il marito di lei minaccia il suicidio: siamo all’interno della comunità di ebrei polacchi fuggiti dal nazismo e rifugiatisi a New York. L’anno è il 1956 e ancora brucia la tragedia della shoah, insieme al ricordo dei familiari perduti, al senso di colpa dei sopravvissuti e alle eterne domande sul senso del male, il mistero della vita e il silenzio di Dio.

I medesimi temi che Singer affrontò in una lunga intervista con il giornalista italiano Matteo Bellinelli, pubblicata col titolo “Come mai Dio non è vegetariano?” (pp. 72, Casagrande, 8,50 euro). Diviso tra fede e scetticismo Singer dichiara di credere in Dio ma non negli uomini, inguaribili bugiardi. Singer si affida al Dio tramandatogli dai padri, ma non si stanca di accusarlo di non amare la vita. Definisce la letteratura «un gioco dell’ambiguità» e rivendica la presenza nell’artista di «una scintilla del profeta». Convinto che quel che è fuori di noi influenza quello che sta dentro, e non viceversa, consiglia: «Se non sei felice, comportati come se lo fossi. La felicità verrà in seguito. Se sei in preda alla disperazione, comportati come se credessi. La fede verrà dopo». Riconosce nel bambino, privo di pregiudizi culturali, il lettore ideale e nello scrittore «un intrattenitore dello spirito», mentre definisce il clima dei suoi romanzi pervaso da una «perversa innocenza».

Tale è la psicologia del pluriadultero Grein, tanto saggio da osservare il cielo, meditare sulle galassie e interrogarsi su Dio, quanto incline a farsi «infiammare il cuore e il midollo di una sensualità e un desiderio irrefrenabili». Come il protagonista, il romanzo alterna gli arzigogoli della mente, persa dietro i massimi sistemi, al piacere del corpo in preda alla passione erotica: perché il destino dell’uomo moderno è quello di essere «dilaniato dall’incertezza». Dominati da un desiderio sempre più intenso di qualsiasi appagamento e incapaci di mantenere promesse e responsabilità, siamo condannati ad annaspare tra «irrazionalità e disordine e soprattutto improvvisazione». Grein distrugge intorno a sé famiglie, vite e felicità altrui, tradisce le sue convinzioni in nome dell’amore per Anna: ma non si tratterà solo di effimera concupiscenza erotica? Le ombre sull’Hudson che incombono sui personaggi sono quelle degli amanti passati, delle vittime naziste, dei padri rinnegati.

La grande letteratura di Singer ha il sapore autentico della vita, ne accoglie il brio e lo strazio, sprofonda nella fame della carne e s’innalza nello stupore del sacro. Nel libro-intervista Singer si difende dall’accusa di concedere troppo spazio al sesso nei suoi romanzi, chiedendosi che cosa ci sia al mondo di più interessante e, quando Bellinelli insiste, conclude così: «I bambini nascono dal sesso, non dalla lettura di Spinoza». —

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