Il Tirreno

orsanmichele 

Completato il restauro dell’opera di Donatello La statua di San Marco ritrova il suo splendore

Gabriele Rizza

Riemerse tracce di doratura sulla chioma e sulla barba «È un capolavoro considerato patrimonio dell’umanità» 

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Gabriele Rizza

firenze. Imponente ma avvolto da un’aura di austera beatitudine il San Marco di Donatello ritrova la sua antica patina, la sua commossa coloritura.

La statua, capolavoro giovanile di Donatello, che la scolpì nel 1411 a soli 25 anni – opera altamente innovativa nella storia del primo Rinascimento, tanto da essere considerata la prima vera scultura autonoma dopo l’antichità classica – presidiava uno dei tabernacoli, quello spettante all’Arte dei Linaioli e Rigattieri che ne erano i committenti, collocati lungo le facciate di Orsanmichele. E lì per secoli è rimasta, esposta alle intemperie e alle incurie del tempo. Ma anche degli uomini. Perché nel corso dell’Ottocento si pensò bene di applicare su tutte le statue di marmo poste all’esterno dell’edificio, una patinatura scura, probabilmente con l’intento di accordarle al colore delle altre in metallo.

E proprio in questo processo di “opacizzazione” si può individuare una delle cause delle numerose macchie brune che ancora segnano la superficie del San Marco. Quello che oggi si conclude non è il primo intervento cui il San Marco si sottopone. Certo è il più impegnativo e tecnicamente sofisticato.

L’opera fu ritirata dalla sua collocazione esterna nel 1977 per essere posta all’interno di Orsanmichele, nella grande sala al primo piano dove ha sede il museo che ospita le statue originali dei tabernacoli, e affidata alla cure dell’Opificio delle Pietre dure che provvide a rimuovere la fastidiosa patinatura coloro bronzo.

L’operazione, oltre a restituire l’originario cromatismo del marmo, consentì di svelare la naturale morbidezza dei profili donatelliani e di rivelare labili tracce di dorature nei bordi della veste, sul cuscino sotto ai piedi, sulla coperta del Vangelo, nei sandali, nella barba e nei capelli.

Dopodiché, a restauro ultimato, fu deciso il ritiro definitivo dell’opera dall’esterno, con la realizzazione nel 1990 di un calco, sempre ad opera dell’Opificio, che ne prese il posto.

«Il San Marco di Donatello – sottolinea Paola D’Agostino, direttrice dei Musei del Bargello – è un’opera misconosciuta al grande pubblico, come poco nota è la strepitosa produzione marmorea del più ingegnoso scultore fiorentino del Rinascimento. Il mio auspicio è che il ciclo di statue monumentali di Orsanmichele, possa tornare ad essere fruibile al più ampio numero di persone. L’apporto fondamentale dei Friends of Florence in questo progetto di restauro testimonia quanto, in ambito internazionale, il San Marco sia percepito come patrimonio dell’umanità. A partire dal primo giugno riapriremo la chiesa e il museo due volte alla settimana, seguendo le vigenti normative e prescrizione dovute all’emergenza sanitaria». Soddisfatta SimonettaBrandolinid’Adda,presidente dei Friends of Florence: «Il progetto di conservazione del San Marco del Bargello è stata un’esperienza fondamentale per acquisire maggiore conoscenza dei più elevati metodi di analisi e di restauro». —

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