Zampaglione e una storia di musicisti in “Morrison”
ROMA. Fresco e pieno di musica, compreso il brano “Cerotti” che appena uscito è subito tormentone. “Morrison” di Federico Zampaglione dimostra come si possa fare, senza troppi soldi, un film che non annoia e con tanto di happy end finale, ma per nulla retorico. È anche vero che il leader dei Tiromancino, al suo quarto film, dopo la deriva horror mette mano a un tema che conosce bene, quello della musica, un’arte che – come si vede appunto in quest’opera, in sala da giovedì – benedice o danna.
«Più che un film considero “Morrison” una canzone dei Tiromancino», dice Zampaglione. La storia – tratta dal romanzo di Zampaglione “Dove tutto è a metà” scritto insieme a Giacomo Gensini – mette insieme due generazioni di musicisti: quella del ventenne Lodo interpretato da Lorenzo Zurzolo e quella del cinquantenne Libero Ferri interpretato da Giovanni Calcagno. Il primo è un musicista in cerca visibilità, l’altro un veterano che ha conosciuto il successo e ora è in piena crisi. —
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