Il Tirreno

Fantascienza e sorprese in “Oxygène” Aja un po’ meno folle, ma non delude

Francesca Lenzi
Fantascienza e sorprese in “Oxygène” Aja un po’ meno folle, ma non delude

Su Netflix il nuovo e attesissimo film del regista francese con Melanie Laurent ottima protagonista 

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Francesca Lenzi

Secondo Ingmar Bergman «Non c’è nessuna forma d’arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima». Ebbene, non c’è niente di più vero a guardare molti dei capolavori passati sul grande schermo in questi ultimi 126 anni. D’altra parte quello della settima arte è un mondo sconfinato, pieno di meraviglie e sciocchezze, di profondissimi valori e leggerissime vanità. E all’interno di questo straordinario calderone convivono felicemente le storie impegnate, raccontate dai registi più raffinati, e le avventure libere dagli orpelli autoriali, create con il solo scopo dell’intrattenimento più puro e scanzonato. Alexandre Aja è un regista, sceneggiatore e produttore francese nato a Parigi nel 1978 che fa cinema per divertire e divertirsi. Senza altre pretese apparenti. Talvolta divaga dalle proprie naturali inclinazioni e così sbaglia registro, ma alla fine resta il solito cineasta disinvolto, amante dell’eccesso, al quale si perdona un po’ tutto. A due anni da “Crawl”, è uscito ora il suo nuovo film, “Oxygène” che, causa pandemia, è approdato direttamente su Netflix.

Siamo in un futuro non meglio precisato ed Elizabeth Hansen è una giovane donna che si risveglia all’interno di una capsula criogenica senza ricordarsi il perché né il per come. In verità, non sa neppure chi sia lei, e men che meno il modo di risolvere quell’incresciosa situazione. A sua disposizione ha soltanto l’intelligenza artificiale della capsula, una connessione col mondo esterno e uno spiccato istinto di sopravvivenza. A dar volto, corpo e fobia claustrofobica alla protagonista è Melanie Laurent, attrice francese nota al grande pubblico per aver interpretato nel tarantiniano “Bastardi senza gloria” il ruolo di Shoshanna, ebrea sfuggita alla furia nazista del colonnello Hans Landa.

Chi conosce Aja storce un po’ la bocca di fronte a una storia che poggia su una sola performance e, per di più, all’interno di un microcosmo ben definito e circoscritto. Il genere fantascientifico, invece, non è nuovo al registra parigino che, tuttavia, ha dato finora il meglio – nell’ambito di una filmografia stravagante – nei racconti horror di bassa lega. Intendiamoci, il termine, di per sé negativo, non è necessariamente riprovevole, e lo associamo semplicemente a quelle storie dell’orrore schiette e sincere, piene di effettacci e sangue a volontà. I titoli più riusciti di Aja sono infatti il folle “Alta Tensione” (2003), il remake “Le colline hanno gli occhi” (2006), il delirante “Piranha 3D” (2010) e l’ansiogeno “Crawl” (2019). Roba di poche parole e molta azione, salti sulla sedia e montaggio serrato. Tutto il contrario, insomma, di quanto prevede “Oxygène”.

Nonostante l’immobilismo della scena, “Oxygène” non delude e non annoia. Melanie Laurent è brava e verosimile nel ruolo della sepolta viva in salsa fantascientifica e porta lo spettatore all’immedesimazione più completa. Si empatizza nei confronti della donna senza memoria e, da lì a poco, anche senza ossigeno, e ci si domanda a ogni frame come reagiremmo noi.

Aja è abile nell’allestire un plot narrativo non banale che regala a sprazzi qualche sorpresa ben calibrata. Non si grida al miracolo, sia chiaro, ma “Oxygène” si lascia guardare con piacevolezza, come prodotto confezionato con eleganza. Detto questo, Aja continuiamo a preferirlo nell’horror puro e divertito, dove dà il meglio del proprio eccesso creativo, beatamente rude e sfrenato. —© RIPRODUZIONE RISERVATA

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