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ieri i primi visitatori 

Il Bargello riapre le porte e rilancia il tesoro dei suoi avori

G.R.
Il Bargello riapre le porte e rilancia il tesoro dei suoi avori

La direzione del museo ha ripensato il percorso espositivo: sono visibili  per la prima volta alcuni pezzi  prima conservati nei depositi

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FIRENZE. E venne il giorno del Bargello. Scrigno di scultura rinascimentale come nessun altro al mondo. In concomitanza con la riapertura, torna visibile al pubblico, in una versione riveduta, la cosiddetta “Sala degli avori”, un intervento che tocca per la prima volta un allestimento storicizzato in una sala del museo.

«Abbiamo ripensato – commenta la direttrice Paola D’Agostino – il percorso espositivo, migliorando le modalità di conservazione e valorizzazione delle opere e inserendo in collezione alcuni pezzi prima conservati nei depositi, fra cui un prezioso crocifisso barocco che torna in mostra dopo quasi un secolo». La raccolta di oggetti in avorio posseduta dal Bargello, una tra le più prestigiose al mondo, sia in termini numerici (250 esemplari) sia per qualità, varietà e raffinatezza, copre un arco temporale di quindici secoli, da rari oggetti etruschi e romani fino a manufatti dell’Ottocento e gareggia con il South Kensington Museum di Londra e il Musée de Cluny di Parigi. «Questa tipologia di capolavori – dichiara D’Agostino – affascinante per la perizia tecnica di intagli tanto microscopici e perfetti, significativa come testimonianza dell’ampia circolazione di stili tra civiltà orientali e occidentali, è stata da sempre una componente fondamentale, e per certi aspetti primaria, delle nostre collezioni».

Si scoprono così autentiche rarità, come il “Dittico” con scene della vita di san Paolo e Adamo nel paradiso terrestre o la placca con l’imperatrice bizantina, risalenti al quinto secolo. Fra i pezzi più esclusivi, il “Flabellum” carolingio dall’abbazia di Tournus e l’”Olifante” della Sainte Chapelle, donato al re di Francia nel 1274. Ricordiamo che la maggior parte di questi oggetti appartiene al lascito dell’antiquario lionese Louis Carrand che, alla sua morte, nel 1888, accrebbe le collezioni del Bargello di oltre 2500 opere tra sculture, gioielli, pitture, oreficerie, tessuti, smalti e appunto avori. Altri provengono da acquisti ottocenteschi e dalle antiche raccolte granducali fiorentine. Va sottolineato che fino a pochi mesi fa, questi preziosi manufatti erano custoditi in vetrine risalenti agli anni ottanta del Novecento, ormai inadeguate perché sprovviste di sistemi per il controllo del microclima interno e non più idonee dal punto di vista della tenuta all’aria, della polvere e dei moderni criteri museologici.

Il primo visitatore è arrivato ieri mattina alle 6 da Gallipoli, con una viaggio durato una notte intera. «Quando venerdì ho visto che la Toscana sarebbe rimasta zona gialla ho subito prenotato l'autobus e l'albergo – racconta Giuseppe, organizzatore di viaggi all'estero – Sono stato il primo a entrare al Bargello, nei prossimi giorni andrò agli Uffizi e alla Galleria dell'Accademia». —

G.R.

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