Il Tirreno

un mito da 119 anni 

La tragedia e i misteri del Titanic ouverture del “secolo breve”

Gabriele Rizza

I libri di Davemport-Hines e di Gardiner e Van Der Vast indagano al meglio i fatti dell’aprile 1912

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Gabriele Rizza

Era una notte troppo calma per essere vera, soprattutto in quel periodo dell’anno e in quel tratto di mare. Niente vento, niente nebbia, niente onde. Alle 21,30 il capitano Smith lascia la plancia e si ritira in cabina. Alle 23,40 il secondo ufficiale Lightoller udì «un suono stridente, un leggero colpo», salì sul ponte, non vide nulla ma si rese conto che la nave aveva rallentato. La vedetta lanciò l’allarme «iceberg davanti a noi». La virata fu inutile. Il primo Sos poco dopo la mezzanotte, l’ultimo alle 1,45.

L’agonia e la morte

L’agonia del Titanic, “inaffondabile” per definizione, dura poco più di due ore. Alle 2,20 del 15 aprile 1912 si inabissa al largo di Terranova. Delle 2.253 persone a bordo (equipaggio compreso) morirono più di 1.500, i superstiti poco più di 700 (ma sui numeri non c’è certezza). Ma come l’iceberg che ne causò l’affondamento, molte di quelle drammatiche ore e spaventose circostanze, stanno sotto la linea di galleggiamento. Non ha aiutato a farle riemergere neanche la localizzazione del relitto nel 1985 a 4mila metri di profondità.

il mito

Il mito del Titanic, la nave che non aveva bisogno di scialuppe perché era essa stessa la “sua” scialuppa, persiste avvolto da un alone di mistero, in cui la veridicità storica è comunque secondaria al valore simbolico della tragedia. Che suona quasi da ouverture a quel “secolo breve”, per dirla con Hobsbawm, iniziato due anni dopo con lo scoppio della Grande guerra e inabissatosi nel 1991 con la dissoluzione della galassia sovietica. Le teorie sull’affondamento del Titanic non hanno mai smesso di fiorire.

volti da saga

Un fondale fertile per storici, ricercatori, scrittori, cineasti. L’ultimo carotaggio lo firma per Einaudi l’inglese Richard Davemport-Hines, “Lo spettro del ghiaccio”, che attraversa il transatlantico, incontrando quelli che erano a bordo: capitani di industria, banchieri, aristocratici, ereditiere, arrampicatori sociali e avventurieri d’ogni risma ma anche disperati in fuga dai loro paesi, bottegai in cerca di fortuna, truffatori, artisti, contadini analfabeti che non avevano mai visto il mare. E sul fondo, in terza classe, il popolo dei migranti, che proprio grazie a queste “cattedrali” galleggianti iniziava a diventare un fenomeno globale. Un intreccio di personaggi e avventure, fra passioni devastanti e amori clandestini, speranze di una vita nuova o spettri del passato da cui si fugge, che Davenport-Hines (celebre per le sue biografie, tra tutte quella dedicata a Auden) racconta con il passo della grande saga.

dubbi e interrogativi

Innesta invece tutta una serie di dubbi e interrogativi, l’indagine, documentata con rivelazioni e scoperte inedite, condotta da Robin Gardiner e Dan Van Der Vast che nel loro “I due Titanic” (Piemme) ricostruiscono con meticolosa precisione tutte le vicende, i retroscena, i protagonisti, la realizzazione, le ambizioni della White Star (proprietaria del Titanic) nei confronti della concorrente Cunard, gli aspetti societari, economici, assicurativi, sindacali, finanziari, e naturalmente la cronaca minuto per minuto dall’impatto con l’iceberg all’affondamento, legate a quella che è la più biblica delle crociere inaugurali. Fino a porre la domanda delle domande che da sempre l’accompagna – perché il capitano ignorò l’allarme e non rallentò? – e giungere a una conclusione sconvolgente: l’incidente venne orchestrato dalla White Star per incassare il premio dell’assicurazione e la nave che veramente si inabissò non fu il Titanic ma il suo gemello l’Olympic. —

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