Il Tirreno

la moda nei giorni del covid 

Con la pandemia addio al tacco 12. È il tempo delle scarpe da ginnastica

Alessandra Vivoli
Con la pandemia addio al tacco 12. È il tempo delle scarpe da ginnastica

In smart working e senza occasioni sociali tramonta il mito delle décolleté, lo dice anche Naomi

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Una come Naomi Campbell in fatto di moda e di look non ha davvero da imparare niente da nessuno. Lei, la pantera nera, messa al tappeto in passerella solo dal tacco 16 di Vivien Westwood, per le cene eleganti non scendeva mai sotto il tacco 12. A spillo, rigorosamente. A chi le chiedeva come riuscisse a mantenere il suo aplomb issata sugli improbabili stiletti (croce e delizia per il resto del pianeta femminile) rispose una volta con estrema semplicità (e un bel po’ di snobismo): «Sono scarpe da limousine».

E se lo dice una come Naomi, che a 50 anni sfila ancora per Dolce & Gabbana e finisce in copertina di Sport Illustrated vestita solo da un microbikini, insomma c’era proprio da fidarsi. Che i tacchi a spillo, non solo di 12 centimetri di altezza ma anche qualche millimetro meno, siano fatti solo per certe occasioni lo sanno anche tutte le donne che non viaggiano come la Venere nera in limousine, ma per anni hanno considerato la décolleté a punta e col tacco l’accessorio imprescindibile di ogni look. Dal mattino (per l’ufficio, le riunioni ma anche lo shopping con le amiche) alla sera (cene, discoteca e aperitivo). Tailleur castigati, gonne corte, un paio di semplici jeans e, in un malaugurato momento anche la tuta da ginnastica (per questo non perdoneremo mai Simona Ventura che tentò, per fortuna invano, di lanciare una tendenza) con il tacco 12 avevano un loro perché. Il tacco ha da sempre anche una grande effetto contro la forza di gravità: e non serve aggiungere altro.

Ecco quindi che, per anni, abbiamo visto caracollare donne con le borse dalle spesa e i sandali col tacco. Avvocate affrettarsi in tribunale con le scarpe a punta e il tacco assassino che, alle fine, è stato sdoganato – e sopportato – anche per una semplice passeggiata con le amiche. Ma, insomma, bastava pensare a Naomi Campbell e sarebbe stato tutto più chiaro.

Purtroppo ci ha pensato la pandemia che, insieme ai cinema, al teatro, agli abbracci, i baci in bocca e alla spensieratezza si è portata via anche i tacchi. Soprattutto il tacco 12. Prima è arrivato lo smart working. E va bene truccarsi, va bene mettersi la blusetta di seta (perché se poi si va in call conference mica ti farai trovare pigiamata?) ma il tacco proprio non aveva senso.

Poi sono arrivate le restrizioni imposte dal lockdown. L’uscita più avventurosa, tolta la farmacia, era quella per il supermercato. E, spesso (purtroppo) bisognava stare in fila per gli ingressi scaglionati. Ecco, fare la coda con la scarpa taccata e di vernice è una pratica che forse metterebbe a dura prova anche i monaci buddisti. Per non parlare della scuola. Tutto è diventato meno conviviale. Il caffeuccio con le amiche, una volta depositati i pargoli, è ormai una chimera. Si fa tutto di corsa, tutto scaglionato. Il tempo di salutarsi c’è, ma solo da lontano.

Ok, direte ora. Ma Naomi, che adesso se ne sta magari in qualche paradiso caraibico a scolarsi un cocktail tropicale (Belen docet col suo viaggetto alle Maldive), cosa c’entra con tutto questo? Cosa c’entra con le mie scarpe col tacco a spillo riposte come reliquie nel mobile, quello – solo quello – dove regna l’ordine più assoluto?

C’entra eccome. Perché Naomi ha detto una grande verità. Le scarpe “taccate” sono bellissime, a volte fanno pure miracoli, ma sono per le occasioni speciali. Insomma non da limousine – per le comuni mortali – ma per una cena importante, per un primo appuntamento, per far battere un cuore (e se sono rosso fuoco con il doppio laccio alla caviglia anche il più indurito). Metterle tutti i giorni, e tutto il giorno, alla fine non solo ci costa in comodità (e pedicure) ma toglie un po’ il fascino a quello stiletto che continua a popolare i manuali di seduzione.

Le donne hanno scoperto e sdoganato le sneakers, le scarpe da ginnastica di una volta insomma. E se Cristian Louboutin, l’inventore del tacco vertigine con la suola rossa, ne ha creato un paio di modelli vuol proprio dire che il mondo della moda è cambiato.

La scarpa da ginnastica si abbina bene col jeans, con la tuta (ma come abbiamo fatto solo a pensare di metterla con i tacchi?!) ma anche con le gonne e i vestitini primaverili. Ci dà meno in altezza, ma ci rende più aggraziate e quando camminiamo per strada, a volte sembra che voliamo. E spesso lo facciamo davvero per essere presenti in più posti, quasi nello stesso tempo.

Stare rasoterra ci toglie un pizzico di eleganza, ma ci fa camminare di più, e senza alcuna fatica: alla fine ci rende più libere anche di andare in ufficio a piedi, quando il sole ci illude che l’inverno, e il peggio, siano davvero passati.

Ma c’è anche un effetto, davvero non trascurabile: la scarpa da ginnastica ci fa più giovani. Fa passare i commessi del supermercato automaticamente dal “lei” al “tu”.

Allora sì, cara Naomi, adesso sì che ti riconosco. Sarà un caso che nelle foto prese dal quotidiano, indossi quasi sempre le infradito di gomma? –

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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