Poeta, “principe” e ora anche... simpatico De Gregori e 70 anni scanditi dai successi
Una carriera che dai primi ‘70 non ha mai avuto appannamenti, con l’età anche il suo caratteraccio si è addolcito
Luca Trambusti
Domani Francesco De Gregori festeggia 70 primavere e lo fa con l’eleganza e l’autorevolezza di un “principe”, soprannome con cui, non a caso, è identificato il cantautore romano. Ai sette decenni corrisponde anche una lunga e prestigiosa carriera artistica che ancora oggi continua con credibilità e qualità.
Le sue radici musicali affondano nella Roma anni ‘60 per poi germogliare nei primi ‘70 con la cosiddetta “scuola romana”, di cui hanno fatto parte Antonello Venditti, il fratello di Francesco Luigi Grechi, Mimmo Locasciulli e altri artisti di spessore. La sua carriera discografica inizia nel ‘73 con “Theorius Campus”, album cofirmato con l’amico Venditti con cui Francesco tornerà dal vivo allo Stadio di Roma non appena le condizioni lo permetteranno.
Da allora De Gregori ha infilato canzoni memorabili, divise tra poesia e realtà, tra sogno e presente, spaziando da una cifra poetica un po’ ermetica a canzoni dai contenuti ben chiari e di denuncia. “Alice”, “Non c’è niente da capire”, “Rimmel”, “Buonanotte Fiorellino”, “Pablo”, queste ultime tre dal suo album di maggior successo: “Rimmel” del 1975. Ci sono gioielli come “La donna cannone”, “La storia siamo noi”, “Generale”, “La leva calcistica della classe ‘68”, “Il bandito e il campione”, “L’agnello di Dio”, “Il fischio del vapore”, con Giovanna Marini. Sono solo alcuni dei tanti titoli della diversificata e nutrita produzione di De Gregori che nel tempo ha saputo tenere ben alta la qualità artistica delle sue canzoni e ancora oggi riesce a condensare qualità e sostanza.
Una lunga carriera dove sono successe tante cose, dalla contestazione politica del Palalido di Milano del 1976 con il concerto interrotto, palco invaso e un “processo politico” a cui fu sottoposto, ai tour con i colleghi. In primis “Banana republic” con Dalla, tournée che nel 1979 portò la musica negli stadi e ridiede speranza al mondo dei live dopo anni di buio per la contestazione e la violenza. Ma anche quello del 2002 con Pino Daniele, Fiorella Mannoia e Ron. Molte sono le collaborazioni in studio: Battiato, De André, Fossati, un incontro tra giganti della canzone d’autore italiana. Questo infatti è De Gregori: un gigante della canzone, amato da pubblico, che affolla i suoi concerti, e dalla critica. Quest’ultima gli ha permesso di aggiudicarsi ben sei targhe in diverse categorie (miglior disco, canzone e interpretazione) del prestigioso Premio Tenco.
Negli ultimi anni il cantautore romano ha lavorato anche sulla “figura”, sul suo personaggio e sullo spirito. La naturale ritrosia sembra essere un ricordo del passato, un aspetto del suo spigoloso carattere addolcito dalla saggezza degli anni. Così, da burbero e schivo, pare essersi trasformato in empatico e disponibile, affascinante nella sua magrezza e per la sua barba bianca e accattivante con i suoi cappelli in testa e la compagnia di una sigaretta. Eppure, nonostante la sua spigolosità, le sue canzoni, anche quando la parola era misteriosa, non sono mai state ostiche; anzi, hanno sempre conquistato gli ascoltatori e sicuramente ognuno, amante del cantautorato classico, può mandare a memoria o canticchiare più di una delle sue composizioni. Di lui si è detto tanto, lo si è definito una sorta di Dylan italiano (sicuramente per Francesco il musicista americano è un riferimento omaggiato anche in un disco di riletture di Dylan del 2015), resta tuttavia innegabile il suo valore e la sua capacità di conservare ancora a 70 anni una grande freschezza interpretativa. Come dimostra il regalo che l’artista romano ha fatto ai suoi fan con una bellissima rilettura live (senza pubblico) di “’La testa nel secchio” (2005) presentata in un video reso disponibile sul canale Instagram dell’artista. Auguri Principe e grazie. —
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