Il Tirreno

«Vi spiego perché lascio il Louvre per venire a guidare Pistoia Musei»

Fabio Calamati
«Vi spiego perché lascio il Louvre per venire a guidare Pistoia Musei»

Monica Preti è la nuova direttrice dei beni della Fondazione Caripit: qui sarà più facile sperimentare modelli all’insegna della creatività 

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L’’intervista



Dal 3 maggio sarà lei la guida scientifica di Pistoia Musei, il sistema museale della Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, che comprende per ora le due sedi di Palazzo de Rossi e Palazzo Buontalenti, già attive con mostre ed esposizioni, ma che presto si allargherà anche all’Antico Palazzo dei vescovi, in piazza del Duomo, e alla chiesetta di San Salvatore, la chiesa più antica della città. Fino a quel giorno Monica Preti continuerà a lavorare a Parigi, al museo del Louvre, dove da quindici anni è responsabile della programmazione culturale dell’Auditorium. Anche per questo sono giorni frenetici, questi, per la 59enne storica dell’arte, impegnata tra l’altro anche a organizzare un trasloco quanto meno impegnativo.

Passare dal Louvre e da Parigi a una realtà di provincia come Pistoia è un bel salto. Cosa la spinge a farlo?

Mi aspettavo questa domanda, che è del tutto lecita. Ho lavorato per molti anni qui a Parigi in grandi istituzioni, quindi per me questa è una sfida. Sono molto motivata a confrontarmi con una città come Pistoia, provinciale lei dice, ma io dico a taglia umana, che consente sperimentazioni di modelli magari più creativi. Una particolarità italiana, a differenza di altri Paesi, è quella dei musei diffusi: un patrimonio culturale e artistico, con realtà di dimensioni anche piccole ma molto vicine al territorio.

Con una realtà del genere si possono pensare iniziative e progetti che, paradossalmente, non potrebbero concretizzarsi in una realtà come Parigi?

Infatti. Le grandi istituzioni centralizzate implicano modalità di lavoro meno autonome.

Lei ha già dichiarato di essere molto convinta del progetto scientifico di Pistoia Musei. Può anticiparci qualche scelta qualificante?

Le scelte fondamentali sono per il momento a livello embrionale. Ho bisogno di rifletterci e di parlare con i miei interlocutori. Ma è chiara la volontà di dare vita ad una rete di musei, rafforzando e ampliando quella che già c’è a livello cittadino, inserendo tante altre realtà che esistono, anche a livello regionale.

Il museo Pecci di Prato e la villa di Celle, con le opere di arte ambientale conosciute in tutto il mondo, possono rientrare in questa rete?

Non solo. Penso a possibilità di collaborazione e integrazione anche con realtà come Firenze e Pisa. Ho visto poi l’iniziativa del direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, che interessa in particolare Montecatini.

Tornando a Pistoia, il sistema della Fondazione Pistoia Musei può contare su due poli con vocazioni già ben definite come Palazzo de Rossi, che ospita arte del Novecento in Toscana e Palazzo Buontalenti, sede designata per eventi espositivi. L’Antico Palazzo dei Vescovi, oggi in ristrutturazione, è forse una realtà meno caratterizzata. Che futuro vede per questa sede?

Sarà sicuramente una priorità trovare una identità museale per il Palazzo dei Vescovi. Su questo tema ho già avuto dei confronti, perché la collezione è variegata, dall’archeologia all’arte moderna, così come variegata è la provenienza, dalla Diocesi ad IntesaSanpaolo. Intanto si sta procedendo ad una collaborazione con la Scuola Normale Superiore di Pisa, che quindi offre la massima garanzia di rigore, per l’allestimento di un nuovo percorso museografico che, spero, saprà risultare attrattivo e stimolante.

A Pistoia la chiusura del museo della Fondazione Marini è una ferita aperta. In questa rete potrà trovare spazio anche questa realtà?

Intanto sono felice della decisione del Tar di lasciare a Pistoia la collezione. Direi che si riconferma la caratterizzazione verso l’arte del Novecento di tanta parte del sistema museale pistoiese. Una cosa che non posso fare subito ma che mi riprometto di fare è parlare con la Fondazione Marini.

Questi mesi di pandemia mondiale hanno cambiato qualcosa anche nel suo campo? I musei del dopo-Covid saranno gli stessi di prima?

No, questi mesi difficili senz’altro lasciano una eredità. Per me rimane prioritario stare a contatto con le opere d’arte, vederle e goderne direttamente. Ma se vogliamo vedere un aspetto positivo nella pandemia, il Covid ha innescato processi senza ritorno per quanto riguarda l’uso e la fruizione delle nuove tecnologie, che offrono possibilità ricche e interessanti. Penso a cataloghi on line, magari da consultare in preparazione di una visita, a siti internet efficaci e così via. Di nuovo, parlo di intenzioni, senza aver ancora verificato se e come si potranno realizzare questi ed altri progetti ai quali penso. —





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