Il Tirreno

tante le celebrazioni in tutto il paese 

Dal Papa a Mattarella, a Benigni il Dantedì si tinge di tricolore

Pietro Mattonai
Dal Papa a Mattarella, a Benigni il Dantedì si tinge di tricolore

A 700 anni dalla sua morte i versi del Sommo Poeta risuonano ancora con forza Unica nota stonata, l’assurdo attacco dalla Germania: «Arrivista e plagiatore»

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Pietro Mattonai

A settecento anni dalla morte di Dante, il Dantedì ha dimostrato come i versi del Sommo Poeta, a secoli di distanza, continuino a risuonare ancora oggi con la stessa forza. Sono state numerose le celebrazioni, intervallate anche da – poche – polemiche che, in ogni caso, danno il senso della portata universale della letteratura dantesca.

LE DUE SPONDE DEL TEVERE

La poesia e i versi danteschi hanno gettato un ponte sul Tevere. In Vaticano, Papa Francesco ha pubblicato la lettera apostolica “Splendore della luce eterna”, nella quale è centrale la figura di Dante. «In questo particolare momento storico, segnato da molte ombre, da situazioni che degradano l’umanità, da una mancanza di fiducia e di prospettive per il futuro, la figura di Dante, profeta di speranza e testimone del desiderio umano di felicità, può ancora donarci parole ed esempi che danno slancio al nostro cammino – si legge nella lettera – può aiutarci ad avanzare con serenità e coraggio nel pellegrinaggio della vita e della fede che tutti siamo chiamati a compiere». Al Quirinale, in diretta su Rai Uno, Roberto Benigni, che ha anche scherzato con il presidente della Repubblica Mattarella – «Io per le farei anche il barbiere», saltando poi all’atualità politica: «Il sommo poeta ha fondato il partito di Dante, il Pd, non ha vinto mai. Si sono scissi, c’erano troppe correnti: questo Pd sono 700 anni che non trova pace» – ha letto il XXV Canto del Paradiso. «Il 25 marzo è la data in cui inizia il suo viaggio nei tre regni dell’oltretomba, l’avventura più bella della poesia di tutti i tempi – ha detto il Premio Oscar – Dante ha scritto il Paradiso per condurre alla felicità gli uomini». Aggiungendo, poi, una riflessione. «Un giorno risorgeremo ci dice Dante – ha proseguito – a tutti noi, in questo momento di dolore del mondo, Dante ci dice, con un conforto immenso, che ci riabbracceremo. È un canto che parla del presente e del futuro». Anche il presidente Mattarella ha parlato di Dante. «Credo che l’universalità e, insieme, la bellezza di Dante vadano ricercate proprio nella particolare attitudine di penetrare nel profondo nell’animo umano – ha detto – la Commedia ci attrae, ci affascina, ci interroga ancora oggi perché ci parla di noi. Dell’essenza più profonda dell’uomo, fatta di debolezze, cadute, nobiltà e generosità».

FUORI DALL’ITALIA

La grandezza di Dante la si misura anche nelle reazioni che essa suscita. Dalle vette raggiunte con la lettura di Benigni e con la lettera apostolica del pontefice, si arriva allo sprofondo del Frankfurter Rundschau, quotidiano tedesco di Francoforte. Nell’edizione di ieri, il giornalista Arno Widmann ha spiegato come, in realtà, Dante sia soltanto un «arrivista» e «plagiatore» che ha dato vita alla Divina Commedia scopiazzando qua e là. «Il poema di più di 14. 000 versi vuole essere un ponte di 1300 anni con l’Eneide di Virgilio – scrive Widmann – un’opera del genere ha bisogno di un ego enorme». Ego senz’altro più umile, quello di Widmann, che smonta il paragone di T. S. Eliot tra Dante e Shakespeare, definendo il drammaturgo inglese «anni luce più moderno di Dante». Tralasciando i tre secoli di differenza tra l’uno e l’altro – Dante è nato nel XIII secolo, Shakespeare nel XVI – probabilmente la miglior rispota a Widmann l’aveva già scritta lo stesso Alighieri. Su Twitter, il ministro per la Cultura, Dario Franceschini, ha semplicemente fatto da portavoce: «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa». E anche il direttore degli Uffici, il tedesco Eike Schmidt ha bollato la sparata del suo connazionale come «un attacco isolato di un provocatore ignorante».

SUL GRANDE SCHERMO

Già a gennaio, Pupi Avati, al “Capri, Hollywood– The International film festival” aveva parlato di un film su Dante, pronto e già scritto. In occasione del Dantedì, il regista bolognese è tornato a parlare del Sommo Poeta. «Con Dante nasce la nostra lingua e la forma poetica più alta – ha detto – certo, gli anni scolastici non ce lo hanno fatto amare, ma è un personaggio sconfinato». Il progetto cinematografico, che vedrà Sergio Castellitto interpretare Boccaccio e che partirà a giugno tra Toscana, Romagna e Cinecittà, è da anni un sogno di Avati. «Vorrei che, a fine film, gli spettatori si ritrovassero ad amare Dante come era stato per Boccaccio. Per quanto riguarda l’attore che lo interpreterà sto ancora facendo provini: ciò di cui sono certo è che non sarà il solito Dante con quel naso tremendo, ma qualcosa di diverso». —

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