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il personaggio

Sperello Alighieri, il discendente che si accontentava del “sei” in italiano

pietro mattonai
A sinistra un’illustrazione della Divina Commedia e, qui sopra, Sperello di Serego Alighieri, discendente del grande poeta fiorentino
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A sinistra un’illustrazione della Divina Commedia e, qui sopra, Sperello di Serego Alighieri, discendente del grande poeta fiorentino

Per lui, parente di diciannovesima generazione, le lezioni di letteratura non erano uguali alle altre. Ma amava la fisica

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«La professoressa di italiano, che lo sapeva, mi tampinava ogni giorno: mi diceva che io avrei dovuto studiare Dante più di tutti. Alla fine le risposi: professoressa, a me a italiano basta il sei». Tra i banchi del liceo classico “Mariotti” di Perugia, le lezioni sulla Divina Commedia, per Sperello di Serego Alighieri, non erano certo come le altre. Come in chimica la materia si ritrova a studiare se stessa, il giovane Sperello di Serego Alighieri, discendente della diciannovesima generazione di Dante, leggendo del Sommo Poeta, si imbatteva nella storia della sua famiglia.

ALBUM DI FAMIGLIA

«Dante, dopo l’esilio da Firenze, visse come ospite degli Scaligeri a Verona – racconta – qui, Pietro, uno dei suoi figli, divenne un famoso notaio e nel 1353 acquistò un terreno a Gargagnago in Valpolicella, luogo di nascita di mio padre Leonardo e ancora di proprietà di mio cugino Pieralvise». La discendenza di Sperello da Dante corre interamente sulla linea maschile, con una sola eccezione nel Cinquecento: Ginevra Alighieri. «Ginevra si sposò con Marcantonio di Serego, appartenente a una nobile famiglia veneta – prosegue Sperello – suo zio Francesco, ultimo maschio degli Alighieri, nel testamento stabilì l’obbligo di unire al cognome di Serego quello di Alighieri per le future generazioni». Da quel momento, dunque, di Serego e Alighieri viaggiano insieme e continueranno a farlo anche in futuro. «Ho un figlio e una figlia che sono la ventesima generazione – specifica – quindi, con i nipoti, siamo arrivati alla ventunesima».

LE ALTRE STELLE

Il dottor di Serego Alighieri, che a italiano si accontentava della sufficienza, amava però il greco e la fisica. Frequentata la facoltà di fisica all’università di Pisa e il corso di laurea in astronomia a Padova, Sperello, prima di continuare la sua attività all’Osservatorio astrofisico di Arcetri, ha lavorato all’Agenzia spaziale europea, dividendosi tra Olanda e Germania. «All’estero la pressione e la curiosità per questo cognome si avvertono meno – ricorda – fu a quel punto che mi sono riavvicinato alla mia discendenza». Attraverso gli studi e il lavoro, Sperello ha scoperto anche lati poco noti del suo antenato. «Dire qualcosa di nuovo su Dante, oggi, è molto difficile – spiega Sperello – nella mia poca conoscenza, però, sono rimasto colpito da quanta astronomia ci sia nei suoi scritti. Nel Convivio, per esempio, Dante dice che le scienze sono l’espressione più alta dell’intelletto e che, tra queste, l’astronomia è la più nobile». Riscoprire nell’amore per l’astronomia quell’amore dantesco “che move il sole e le altre stelle”, dunque, è stato come ricomporre un puzzle incompleto. «Dante aveva grande passione per l’astronomia dell’epoca – continua – a fine aprile uscirà un libro divulgativo che ho scritto con un collega, nel quale ci sono molti aspetti interessanti sulla cosmologia dantesca».

LA MAPPA DEL NOSTRO VIAGGIARE

E anche se sono trascorsi 700 anni dalla morte di Dante, chi ne vive quotidianamente l’eredità a partire dal documento d’identità, non può non sentirne la vicinanza. «Ricordo che nel 2015, in occasione delle celebrazioni dei 750 anni dalla nascita di Dante, a un’iniziativa in Santa Croce a Firenze mi si avvicinò il sindaco Nardella, che mi chiese scusa a nome della città per il trattamento riservato a Dante – sorride Sperello – gli dissi di non preoccuparsi: del resto, è passato tanto tempo». Non così tanto, evidentemente, da separare per sempre le strade di chi è discendente del Sommo Poeta e chi, invece, è discendente del podestà Cante Gabrielli, che emise le condanne proprio contro Dante. «Uno studio notarile di Firenze mi ha invitato per una rievocazione storica e giuridica di quel processo, ma ho detto agli avvocati che occorre invitare anche Antoine de Gabrielli, discendente di Cante che oggi vive a Parigi – continua scherzando – ho avuto modo di conoscerlo e siamo diventati amici». Ma a 700 anni di distanza, cosa c’è di attuale in Dante? «È attuale in tantissimi ambiti, dalla poesia all’astronomia, dalla filosofia alla geografia, ma c’è un campo dove è veramente tale – conclude – la lingua, che ci accomuna e che ci offre la mappa su cui viaggiano i pensieri: questi non avrebbero modo di generarsi senza una lingua, e conoscere il geografo che ha disegnato la mappa della nostra mente è fondamentale». —

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