Il Tirreno

i luoghi della memoria 

Da Firenze alla Lunigiana: la Toscana dantesca cantata nei versi immortali

Paola Taddeucci
Mulazzo, Lunigiana: il monumento a Dante
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Mulazzo, Lunigiana: il monumento a Dante

È un legame fortissimo e tormentato quello di Dante con la Toscana

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La conobbe bene, anche se ai suoi tempi non era una regione unita e infuriavano le guerre tra le città per dominarne territori sempre più estesi. Per partecipare a queste guerre, ma non solo, cominciò giovane – da uomo libero e politico influente – a girarla. Poi fu esiliato a vita da Firenze. È un legame fortissimo e tormentato quello di Dante con la Toscana. Basti pensare che nella Divina Commedia il padre della lingua italiana cita quasi cento comuni della regione, oltre a sei territori – Lunigiana, Garfagnana, Casentino, Mugello, Maremma, Val di Chiana – e alla Romagna toscana. In quell'universo meraviglioso, illimitato e complesso che è tale opera, spesso Alighieri non è benevolo – per usare un eufemismo – con personaggi, credenze, usi e avvenimenti di questi luoghi e si toglie tanti sassolini dalle scarpe. Del resto quando iniziò a scrivere la Commedia – tra il 1306-7 le date più probabili – era in esilio dal 1301 e si poteva permettere di scagliare accuse e invettive piene di risentimento soprattutto contro Firenze, da cui era stato cacciato e che non poté mai più rivedere. Ma era anche la città che amava, la “gran villa” e il “bello ovile”, verso la quale nutrì sempre un profondo senso di nostalgia. Proprio da Firenze iniziamo per raccontare, nel giorno del “Dantedì” - la giornata dedicata al poeta, di cui nel 2021 ricorrono i 700 anni dalla morte – alcuni luoghi toscani a lui legati.

FIRENZE

Le case degli Alighieri sorgevano nel cuore del centro storico, ma con il passare dei secoli furono smembrate e adibite a vari usi, per cui non ci sono documenti che attestano il luogo esatto dove Dante nacque. Una di queste case, in via Santa Margherita, divenne di proprietà pubblica e il Comune, dopo il restauro, la utilizzò per alcuni uffici finché, nel 1965 e in seguito ad un ulteriore rifacimento, la trasformò nel museo dedicato al sommo poeta: tre piani che scandiscono i momenti fondamentali della sua vita. Il battistero di San Giovanni, in piazza del Duomo, è il luogo – certo – del suo battesimo nel 1266, circa un anno dopo la nascita. “Il mio bel San Giovanni” – così Dante lo chiama nella cantica dell'Inferno – per lui fu fonte di ispirazione, in particolare per le rappresentazioni del Paradiso e dell'Inferno sul mosaico che decora il soffitto. Tra i luoghi della formazione, invece, c'è la basilica di Santa Maria Novella dove il poeta frequentò lo Studium, uno dei più importanti centri in Europa per l'insegnamento della filosofia e teologia.

CASENTINO

Nella celebre battaglia di Campaldino, nelle campagne vicino a Poppi, l'11 giugno 1289 a combattere c'era anche il giovane Alighieri. Che, nella Commedia, riporta molti episodi di quel giorno: su tutti, il canto del Purgatorio in cui incontra Bonconte da Montefeltro il quale, tra l'altro, ricorda la battaglia, la ferita mortale ricevuta alla gola e gli ultimi istanti di vita lungo il torrente Archiano. Il luogo è ricordato da un monumento, detto "Colonna di Dante", mentre nei sotterranei del Castello di Poppi è allestito il museo della Battaglia di Campaldino dove è esposto un grande e dettagliato plastico che mostra in miniatura gli schieramenti dei guelfi e ghibellini: è presente anche Dante, riconoscibile per i colori rosso e blu dell’armatura e dei drappi che coprivano il cavallo. A Poppi, ospite per circa un anno del conte Guido di Simone da Battifolle, il poeta tornò da esiliato e – secondo fonti locali - potrebbe aver composto proprio nel Castello, dove soggiornava, il XXXIII canto dell’Inferno. Certamente Poppi gli è eternamente grata visto che ha gli ha dedicato un busto collocato nella piazza antistante lo storico fortilizio.

LUNIGIANA

Un museo e una statua in onore di Dante ci sono poi a Mulazzo, in provincia di Massa Carrara. Antica capitale del feudo dei Malaspina dello Spino secco, il borgo è dominato dalla maestosa Torre di Dante, sotto la quale è stato posto il monumento scolpito da Arturo Dazzi. Proprio qui il poeta fu accolto nella primavera del 1306: Franceschino Malaspina lo incaricò del ruolo di “procuratore di pace” per ricomporre la secolare disputa tra gli stessi Malaspina e i vescovi di Luni, sancita dalla Pace di Castelnuovo del 6 ottobre 1306.

LUCCA

Mancano testimonianze documentarie del soggiorno lucchese: tra le date ipotizzate alcuni biografi hanno parlato del 1307, dopo la permanenza in Lunigiana, altri tra il 1314 e il 1316. Certo è che di Lucca il poeta conosceva bene non solo uomini, lingua, avvenimenti e retroscena politici, ma anche luoghi, usi e credenze. Nella Commedia ricorda, tra l'altro, il monte San Giuliano, per cui “i Pisan veder Lucca non ponno”; il fiume Serchio, che scorre vicino alla città, posta sulla riva destra; la statua lignea del Cristo, detta il “Santo Volto”; il culto per Zita da Monsagrati, ritenuta santa dal popolo. E l'incontro con il poeta lucchese Bonagiunta Orbicciani, con l'accenno al conforto e all'ospitalità di Gentucca, nome di donna avvolto da un mistero ancora irrisolto dopo secoli. —

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