Il Tirreno

Il “Galilei” dà lezioni di scienza ai piccoli pazienti del Meyer

Gabriele Rizza
Il “Galilei” dà lezioni di scienza ai piccoli pazienti del Meyer

Da Galileo "in persona" ai segreti della chimica: una serie di proposte educative e di svago pensate dal museo fiorentino per i bambini dell'ospedale pediatrico

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Gabriele Rizza

La scienza si rivolge ai bambini. O forse è vero il contrario, nel senso che a volte sono proprio quest’ultimi a voler entrare nell’apparentemente arduo mondo delle scoperte. Il sapere scientifico supera allora le mura degli istituti, dei musei, delle università e si fa veicolo di conoscenza alla portata di tutti. Anche di più piccoli.

È questa in sintesi la filosofia che anima il fiorentino Museo Galilei, da sempre pronto ad accogliere gli studenti con i loro insegnanti e che, di necessità virtù, chiuse le porte per gli attacchi della pandemia, ha messo in piedi un programma di attività a distanza con oltre 300 appuntamenti che ha raccolto migliaia di adesioni. L’ultimo progetto, che decolla oggi, ha un significato speciale, perché declina una serie di proposte educative e di svago rivolte ai piccoli pazienti di lunga degenza dell’ospedale pediatrico Meyer. «È dal 2016 che collaboriamo con il Meyer – dice Andrea Gori, responsabile delle attività educative del museo – e in questo momento di emergenza pandemica, estremamente difficoltoso per tutti gli studenti, abbiamo ripensato le attività adattandole al digitale, che in questo caso si rivolgono ai bambini del Meyer con visite e attività a distanza con collegamenti online. I percorsi didattici, personalizzati a seconda dell’età e degli interessi degli alunni e delle indicazioni dei loro insegnanti, spaziano dallo spettacolo dei burattini in quanto dispositivo tecnico, a visite virtuali alle collezioni di strumenti scientifici del museo, accompagnati da una guida d’eccezione, Galileo Galilei in persona. L’obiettivo è quello di creare uno spazio che permetta ai bambini di avvicinarsi al mondo della scienza e alle figure dei grandi scienziati del passato in maniera appassionante e divertente».

La scienza come gioco, come piattaforma ludica per “aguzzare la vista” acquista ora un valore di scambio particolarmente significativo, dal momento che questo ciclo di sei incontri che oggi prende il via, nasce direttamente dalla richiesta di uno dei piccoli pazienti, appassionato di chimica, che desiderava intervistare un esperto della materia. Così il programma, dal nome “Chimicando”, progettato appositamente per la scuola del Meyer in collaborazione con il Politecnico di Torino, metterà in contatto i piccoli ricoverati con i rispettivi compagni. Infatti le divertenti e istruttive esperienze di chimica saranno svolte a distanza da un operatore, ma potranno essere eseguite anche da casa o dall’aula con l’aiuto di semplici schede. Il progetto, pianificato e portato avanti dai docenti della scuola ospedaliera del Meyer, si inserisce all’interno del protocollo tra la rete museale degli Uffizi e l’ospedale pediatrico fiorentino. —

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