Il Tirreno

«Celan è sempre con me. Ora voglio riuscire a leggere tutta la Divina Commedia»

Gabriele Rizza
Eike Schmidt, 53 anni
◗
Eike Schmidt, 53 anni

Nato a Friburgo nel 1968, incarichi alla National Gallery di Washington, al Paul Getty Museum di Los Angeles, a Minneapolis e a Londra da Sotheby’s, Eike Schmidt dal novembre 2015 (riconfermato nel 2019) è il direttore della Galleria degli Uffizi a Firenze

4 MINUTI DI LETTURA





Nato a Friburgo nel 1968, incarichi alla National Gallery di Washington, al Paul Getty Museum di Los Angeles, a Minneapolis e a Londra da Sotheby’s, Eike Schmidt dal novembre 2015 (riconfermato nel 2019) è il direttore della Galleria degli Uffizi a Firenze. Che con lui hanno acquisito una scansione plurale, inglobando amministrativamente e gestionalmente, i musei di Palazzo Pitti (Palatina compresa) e il Giardino di Boboli. Fra i massimi esperti di scultura del Rinascimento, studioso delle collezioni medicee, Schmidt ha impresso un nuovo stile alle Gallerie diversificando i percorsi, riducendo le code e i tempi di attesa, rimodellando le collezioni, ampliando gli spazi, promuovendo importanti operazioni di restauro e recupero, così da farne non solo il museo più visitato della penisola ma anche il più social. Prossimi obiettivi il circuito degli Uffizi Diffusi e la riapertura del Corridoio Vasariano.

IL LIBRO SUL COMODINO

«Il tempo libero si riduce e lo spazio per i libri inevitabilmente ne risente – dice Schmidt – Il dovere prevale sul piacere della lettura. In questo periodo sono due i titoli sul mio comodino: un saggio di Peter Strohschneider, uscito recentemente in Germania e non ancora tradotto in Italia, che affronta un tema molto attuale come quello che ruota su populismo, scienza, ricerca e politica, e la “Divina Commedia”, diciamo il mio personale contributo al centenario dantesco. Per leggerla tutta, cosa che mi propongo di fare, ci vuole metodo, pazienza: procedo lentamente, meditando sui singoli versi, senza tralasciare le note. Poi però sul mio tavolo in ufficio ho un’edizione più agile che mi serve da ripasso».

IL LIBRO DELLA VITA

«C’è un autore che mi ha appassionato fin da ragazzo, Paul Celan – dice il direttore degli Uffizi – Avevo 13 anni. Ricordo di aver investito tutti i miei risparmi, un centinaio di marchi, per comprare i suoi libri. Che da allora non mi hanno più abbandonato. L’ho letto più volte e continuo a leggerlo. È una inesauribile fonte di ispirazione. I suoi versi sono pieni di emozione e di sapienza. Sono versi bellissimi, da tenere a mente e che ti fanno riflettere».

DA RIPRENDERE IN MANO

«Sono molti in realtà. Anche perché non sempre riesco ad arrivare fino in fondo. Per esempio, un anno fa, ho cominciato a leggere i racconti di Cechov. Straordinari. A un certo punto però mi sono dovuto fermare. Altri libri hanno riempito la scrivania ma soprattutto la pandemia ci ha obbligato a un nuovo, e molto impegnativo, tipo di programmazione. Dovendo scegliere tornerei su “Le affinità elettive” di Goethe, uno specchio avvincente sulle relazioni umane, l’esistenza quotidiana che diventa maestra di vita. Su questo orizzonte di scoperta continua, si muove anche “Candide” di Voltaire. Ora lo sto leggendo in italiano. La letteratura fra Sette e Ottocento è quella che più mi appassiona».

IL LIBRO DELUSIONE

«Posso dire che questa categoria non mi appartiene – dice Schmidt – Per un semplice motivo, perché prima di comprare un libro, leggo sempre la prima pagina e un’altra a caso a metà. Se non mi piace, non mi incuriosisce, lo metto via. È una regola che ho sempre seguito, quindi delusioni non ne ho mai avute. Semmai le vere delusioni sono state quei libri iniziati e interrotti, che non ho potuto leggere fino in fondo per i motivi che dicevo. Ma questo non accadrà con la “Divina Commedia”».

ISPIRATORE SUL LAVORO

«Le mie letture professionali viaggiano in parallelo con le iniziative che sto portando avanti – spiega Eike Schmidt – E siccome in questo periodo il progetto che mi sta più a cuore sono gli Uffizi Diffusi, sono in sintonia con Yona Friedman, architetto francese di origini ungheresi, scomparso due anni fa, teorico della così detta “architettura mobile”, applicata cioè alla sociologia e all’urbanistica. Mi affascina il suo pensiero, per una società che si oppone alla dispersione delle risorse, che integra le funzioni creando circuiti virtuosi a favore di situazioni sviluppabili senza sperpero di risorse pubbliche. Gli Uffizi Diffusi si muovono in questa direzione. Nel segno di una nuova organizzazione spaziale elaborata nel suo libro “L’architettura di sopravvivenza”. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web