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“Speravo de morì prima”. Totti fra epica e commedia
La serie in sei episodi sugli ultimi mesi di carriera del campione della Roma. Pietro Castellitto è il numero 10: «L’ho seguito e tifato fino dall’infanzia»
ROMA. Uno dei più grandi talenti della storia del calcio, una bandiera, per i romanisti l’ottavo re di Roma. Un racconto intimo, con punte di ironia e commozione per l’unico fuoriclasse, nell’epoca dei cambi di casacca milionari, ad aver vestito per tutti e 27 gli anni di carriera sempre e solo una maglia. Il pallone è stato la sua vita. “Speravo de morì prima”, la serie su Francesco Totti, racconta con ironia, senza mancare di profondità epica, gli ultimi 18 mesi di carriera del campione, quando inizia la battaglia col tempo che passa.
A prestare sembianze, sguardo, movenze, ironia e voce all’ex numero 10, un talentoso Pietro Castellitto, che nonostante la poca somiglianza è bravissimo, a detta dello stesso ex capitano giallorosso: «Ha cercato di farmi uscire come sono veramente. Grazie a tutti, la serie va vista perché è simpatica e allo stesso tempo emozionante». Sua moglie Ilary Blasi è interpretata da Greta Scarano.
Tra presente e passato, pubblico e privato, “Speravo de morì prima” (dal famoso striscione in curva per la sua ultima partita), diretta da Luca Ribuoli, da domani su Sky Atlantic alle 21,15 e Now Tv e tratta dal libro “Un capitano” di Francesco Totti e Paolo Condò (edito da Rizzoli), è il racconto del campione e dell’uomo. La fiction ripercorre seriamente, ma con il tono della commedia, i diciotto mesi che vanno dal ritorno di Luciano Spalletti (un sempre convincente Gian Marco Tognazzi) sulla panchina della Roma fino al più struggente addio al pallone della storia del calcio. Un anno e mezzo di guerra contro due avversari che non fanno sconti neppure a Francesco Totti: il tempo e l’allenatore. Una guerra che divide una città e la comunità calcistica. Una guerra combattuta con passione e tormento da un calciatore che non vuole e soprattutto non riesce a mettere la parola fine a una carriera da sogno, tutta vissuta indossando sempre e solo una maglia.
Nella dramedy in sei episodi l’epica sportiva da vero fuoriclasse del calcio italiano e mondiale, raccontato anche attraverso le immagini d’archivio dei momenti più esaltanti della sua carriera e la vita privata di un uomo coraggioso e semplice, autoironico e romanissimo, legato da sempre alla sua città e al calcio. Nonostante la serie sia incentrata prevalentemente sugli ultimi due anni di carriera di Totti, vediamo anche numerosi flashback, come alcuni episodi della sua infanzia.
Castellitto rivela: «Quando Totti, che ho seguito dall’infanzia e conosciuto solo in questa occasione, dice che ha scoperto qualcosa che non conosceva, si comprende che la sfida era riuscire a creare una maschera che lo stupisse. Il cinema è evocazione, non imitazione. Sono cresciuto con Totti, ero piccolo, ho ritrovato un diario mentre giravo. Avevo 9 anni e in una pagina scrivevo: “Ha fatto un gol col Brescia veramente bellissimo. Totti è come l’inchiostro della penna. Il calcio non è calcio, se Totti non c’è”».
Tognazzi invece spiega di essersi fatto una sua idea di Spalletti: «Ho cercato di trovare un filo conduttore che ho identificato nel disagio, non mi piaceva l’idea dell’antagonista e del cattivo».
Nel cast: Giorgio Colangeli è il padre, Enzo Totti, morto di Covid a ottobre scorso, Gabriel Montesi è Antonio Cassano, Marco Rossetti è Daniele De Rossi, Alessandro Bardani è Angelo Marrozzini, Primo Reggiani è Giancarlo Pantano e Massimo De Santis è Vito Scala. —
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