Il presidio
MicroMega non chiuderà Abbonarsi per salvarla
ROMA. «MicroMega continuerà a vivere», lo aveva annunciato il direttore Paolo Flores d’Arcais a dicembre scorso, usando quel tempo al futuro che lasciava il posto alla speranza.
Il 13 dicembre scorso aveva ricevuto una lettera di tre righe che metteva fine a una storia lunga 34 anni: «Gentili Signori, vi informiamo che dalla data del 1º gennaio 2021, Gedi Gruppo Editoriale S.p.A. cesserà la pubblicazione del periodico MicroMega». Cordiali saluti ad una storia italiana, ad una voce giornalistica, filosofica e politica iniziata con il Gruppo Caracciolo-Espresso-Repubblica nel 1986 che ha impattato violentemente con la visione anestetizzante e “normalizzante” degli Agnelli-Elkann, i nuovi proprietari del gruppo editoriale ex Espresso, oggi Gedi. E dunque, cordiali saluti a quel dibattito democratico, pervasivo, dissacrante, che MicroMega per oltre trent’anni ha sollecitato, come se quel valore non fosse incalcolabile.
E invece le storie di possono ribaltare o meglio si devono ribaltare. MicroMega continuerà a vivere: questa volta una seconda vita, al grido di “finché c’è lotta c’è speranza”. Lo ha annunciato lo storico direttore Flores d’Arcais lanciando un appello a sostenere l’iniziativa che riporta in vita la rivista, lo «strumento per pensare e per cambiare, contro i conformismi dominanti». La seconda vita di MicroMega è affidata al sostegno dei lettori e per vincere la sfida di democrazia, giustizia e libertà serviranno donazioni e abbonamenti. «Non potevo certo rassegnarmi a che la storia di MicroMega finisse qui. Non volevo accettare che il panorama culturale italiano perdesse – bando all’ipocrisia delle false modestie – una delle sue voci più autorevoli. Negli anni a venire ci sarà sempre più bisogno di un impegno intellettuale e politico per “giustizia e libertà”, e di pensiero critico, spirito illuminista, intransigenza laica», scrive nel suo appello d’Arcais che ha rilevato la testata e costituito una società non profit, che edita la rivista, alla quale Gedi ha imposto di non avere un editore per i prossimi quattro anni. —
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