Il Tirreno

l’album dopo il successo al festival 

Il “Teatro d’ira” dei Maneskin «La nostra identità è il rock»

Luca Trambusti
Il “Teatro d’ira” dei Maneskin «La nostra identità è il rock»

La band dribbla le polemiche: «Non pensiamo di essere i Led Zeppelin» Domani esce il nuovo disco con la hit sanremese e brani potenti e rabbiosi

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Luca Trambusti

Dopo la vittoria al Festival di Sanremo arriva il nuovo, secondo album, dei Maneskin. Da domani sarà disponibile “Teatro d’ira – Vol. I” il disco che contiene sia la canzone del Festival “Zitti e buoni” (che ha raggiunto i 18 milioni di streaming) sia “Vent’anni” il singolo uscito qualche mese fa.

Il secondo lavoro della band romana prosegue sulla traccia rock del brano di Sanremo sino all’estremizzazione in alcuni episodi. Rispetto all’esordio discografico (“Il ballo della vita” del 2018) i Maneskin fanno un deciso passo in avanti aumentando la loro carica dinamica e l’amore per le chitarre elettriche. Dopo la loro performance a Sanremo intorno alla band si è scatenata una surreale disputa su quanto siano rock e se e quanto possano essere considerati tali. Di fronte a queste “accuse” i ragazzi danno prova di maturità. «Non c’interessa essere incasellati se siamo o non siamo rock – dice Victoria – Piuttosto siamo una band e suoniamo solo strumenti analogici. Le nostre influenze sono i gruppi e siamo cresciuti con la musica rock, ma non ci interessa se non ci considerano rock. Vogliamo godercela senza pensare di essere i Led Zeppelin».

«Avere una nostra identità, portarla e mantenerla nel mainstream e vincere con un brano così a Sanremo: se non è rock questo, cosa lo è allora? Solo staccare la testa ai pipistrelli?», dice Damiano riferendosi a Ozzy Osbourne con i Black Sabbath.

“Teatro d’ira – Vol. I” è un disco potente, potentissimo in alcuni passaggi, rabbioso come si conviene a una rock band di ventenni. È un disco che scardina e sconvolge gli stereotipi della musica giovanile del nuovo millennio. Un disco che porta le chitarre elettriche urlanti al grande pubblico, un’occasione per i giovani (e per i non più giovani anch’essi parte del bacino del pubblico della band) per scoprire una musica epocale, che ha segnato i ‘70, con una grande forza nelle muscolari esibizioni live. È infatti il live il motore di questo album, pensato per questa dimensione. «È un disco frutto dei live che abbiamo fatto in Italia e in Europa e della nostra esperienza di vita a Londra dove abbiamo visto tanto rock nei club apprendendo molto – dice la bassista Victoria, che prosegue – con il primo album eravamo piccoli e non così sicuri di ciò che facevamo. Poi abbiamo sperimentato e trovato il nostro sound frutto di una crudezza analogica e dell’idea di fare sentire gli strumenti». Questo disco si nutre di energia e di una rabbia che però non è distruttiva.

Ora li attende l’Eurovision contest, per il quale hanno dovuto togliere le parolacce dalla canzone perché non ammesse per regolamento. Dopo le quattro date sold out a Milano e Roma da marzo 2022 saranno in tour. L’appuntamento toscano è a Firenze al Mandela Forum il 31 marzo 2022. Il tour si concluderà il 23 aprile all’Arena di Verona. —

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