Meteo
Gli 80 anni dell’ultimo imperatore l’autore italiano più internazionale
Il grande regista scomparso nel 2018 li avrebbe compiuti oggi Con il suo capolavoro 33 anni fa portò a casa nove statuette
roma. Avrebbe compiuto 80 anni oggi il più internazionale degli autori italiani, l’unico ad aver vinto un Oscar per la migliore regia in un palmarès affollato che in quel 1988, grazie a “L’ultimo imperatore”, lo portò a vincere ben nove statuette (un record completato in chiave personale dall’Oscar per la migliore sceneggiatura). Ma nella sua casa romana spiccavano anche i Golden Globes, i premi alla carriera della Mostra di Venezia e dell’Academy di Los Angeles, il Pardo d’onore a Locarno e un diluvio di riconoscimenti nazionali, tra David di Donatello, Nastri d’Argento e Ciak d’oro. Insomma una strada lastricata di successi (la sua stella brilla sulla Walk of Fame di Los Angeles) che sulla scena nazionale comincia addirittura con l’opera prima (” La commare secca” , 1962) e sul palcoscenico mondiale con la nomination all’Oscar per “Il conformista” (1970).
Avrebbe compiuto 80 anni se la malattia non si fosse accanita su di lui, prima per un invalidante intervento alla schiena e poi per un tumore incurabile che lo avrebbe portato via il 26 novembre del 2018. Quattro anni prima la sua città natale, Parma, gli regalava la soddisfazione forse segretamente più ambita: la laurea honoris causa in Storia e critica delle arti dello spettacolo. In ermellino rosso e tocco d’ordinanza, con il suo abituale sorriso sornione e gioiosamente ironico, Bertolucci salì in cattedra per una memorabile “lectio magistralis” che ripercorreva tutte le tappe della sua vita artistica, cominciando dall’infanzia e dal magistero del padre poeta, Attilio, per poi proseguire in un viaggio da eterno adolescente, con gli occhi sgranati di fronte al “mistero del cinema”. Così si intitola il bel libro che, grazie alla passione della moglie Claire Peploe, arriva oggi in libreria con La Nave di Teseo e riproduce quella magica lezione, un esercizio di sincerità, memoria, poesia e tecnica che attraversa con sguardo lucido tutta la sua opera.
Quel giorno, come ricorda Michele Guerra che ha curato il volume dopo aver consegnato il diploma in cattedra il 16 dicembre 2014, «fu per Bertolucci un vero ritorno a casa, venato di emozione, quasi a marcare la vera caratteristica che connota il suo successo: portare la sua terra negli angoli più remoti del mondo, dalla Cina al Tibet, dal Sahara a Parigi, senza rimuovere le sue radici, straordinariamente evidenti nel poema più ambizioso, il dittico di “Novecento” . —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google