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“Il signor Netanyahu” tra elezioni e instabilità
Quattro elezioni per il Parlamento in due anni non sono un bel sintomo. È vero, il voto popolare è un elemento fondamentale della democrazia, ma quando è troppo, è troppo. E non sono un bel sintomo anche perché, nel caso specifico, le consultazioni tendono a essere un referendum sull’uomo solo al comando. Stiamo parlando di Israele e del leader che dal 2009 domina la scena politica, Benjamin “Bibi” Netanyahu. L’intricata situazione è ben spiegata nell’agile libro “Il signor Netanyahu. Israele, due anni di politica tra elezioni, instabilità e pandemia”, di Enrico Catassi, Alfredo De Girolamo e Daniel Reichel con prefazione di Sergio Della Pergola (Edizioni Ets). Gli israeliani sono andati alle urne nell’aprile e nel settembre 2019 e nel marzo del 2020, e ci tornano il 23 marzo. I risultati non hanno mai consentito al primo ministro Netanyahu e al suo partito di destra, il Likud, di formare maggioranze solide. E il 23 marzo il responso potrebbe lo stesso, perpetuando la situazione caotica, accentuata dagli effetti del virus. Difficilmente a Bibi basterà, per un eventuale successo elettorale, la buona performance del piano vaccinale, che ha portato Israele a essere indicato come un esempio virtuoso nel mondo. Se così stanno le cose, il problema è proprio lui, Netanyahu. Il libro si concentra sulla sua figura di protagonista controverso e ingombrante, finito anche nel mirino della giustizia. Una cosa è essere un politico scaltro e sfrontato, magari arrogante e manipolatore, ma all’interno della soglia della legalità. Altra cosa è se questa soglia viene superata, come, secondo due procuratori generali, avrebbe fatto Netanyahu, accusato per casi di corruzione, abuso d’ufficio e frode. Guai giudiziari, alleanze politiche che consentono di formare un governo ma poi rivelano la loro fragilità e implodono, anche successi diplomatici importanti. Al centro c’è sempre lui, l’inossidabile Bibi, ancora in sella nonostante tutto. Non resta che attendere il 23 marzo per sapere se sarà possibile in Israele formare un governo senza di lui. —
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