Italia
Nada con tutto il cuore da “pulcino di Gabbro” a voce nell’olimpo della musica d’autore
“La bambina che non voleva cantare”, il film-biografia. Una storia di talento e emozioni dal libro dell’artista
LIVORNO. Era “campagna”, quella vera con i contadini e un pugno di case, il Gabbro degli anni ’’50. Il Gabbro, paese sulle colline a sud di Livorno da dove la corriera arrivava presto la mattina, arrivavano le uova fresche e le gabbrigiane, contadine alle quali è persino dedicato un salone del maestoso Mercato Centrale. E al Gabbro, “ricostruito” sul set prevalentemente toscano cresce Nada, “La bambina che non voleva cantare” (è il titolo della bio-fiction che Raiuno le dedica stasera, prima serata).
Perché Nada Malanima da ragazzina davvero non voleva cantare e voleva tenersi stretta quella voce speciale. Non voleva cantare senza sapere che avrebbe cantato e rivoluzionato il mondo della musica, scelte d’autore e di coraggio, senza mai fermarsi, lontano da tutti i cliché, passo dopo passo via le zavorre delle musica solo leggera e una ricerca autorale fatta di studio, fatica, sfide.
Parte quindi da quelle distese verdi del Gabbro, e va raccontata proprio da qui, come fa la bio-fiction della regista Costanza Quatriglio, la lunghissima carriera di Nada: e che emozione vederla già bambina con quella voce che fa tremare i muri e la sua bella mamma geniale e fragile come tutte le donne geniali. La mamma che ci crede, Nada che recalcitra e comincia così la storia da fiaba senza fronzoli di questa ragazza che alla fine piace sempre ricordare, anche ora che è donna adulta e volitiva, come “il pulcino del Gabbro” (così la chiamavano “i critici” contrapponendola alla re di Cremona Mina o alla pantera di Goro Milva). Pulcino, ragazzina, con gli stivali e la minigonna che canta nel bianco e nero di Sanremo “Ma che freddo fa” ed è già lì, in quella grinta la sua avventura. Avventura che lei racconta nel bel libro “Il mio cuore umano” dal quale la regista Quatriglio ha tratto il film, senza tradirne appunto il cuore. Asciutto, realistico eppur commovente è quindi questo “La bambina che non voleva cantare”, e non è un caso: «La regista mi conosce bene, quasi come una sorella, ha fatto proprio il lavoro che mi aspettavo: è stata delicata, si è soffermata sui sentimenti, ha colto le emozioni» dice Nada.
Il libro, un’autobiografia che si legge come un romanzo, racconta molto di più «ma credo ne abbia tratta una buona sintesi» dice ancora l’artista. Corre quindi veloce, dall’infanzia alla maturità, attraversando i verdi pascoli dell’infanzia e i primi colori dell’adolescenza, “La bambina che non voleva cantare”. Se la piccola Nada ha il volto di Giulietta Rebeggiani, l’artista adolescente è interpretata dalla giovane attrice e cantante Tecla Insolia: «Il racconto della protagonista è molto travagliato ma anche leggero, stiamo pur sempre parlando di una bambina e di un’adolescente cresciuta negli anni ’60. Nada inizia a cantare perché pensava che fosse una cura per la malattia della madre, la donna che ama di più, ma ha un rapporto difficile con la musica, perché non capisce se è quello che vuole fare o se lo sta facendo solo per la mamma. E nel percorso del film comprende che è un mezzo per esprimere la sua rabbia e tutto quello che ha dentro».
Carolina Crescentini è Viviana la madre di Nada «convinta - spiega l’attrice - che il talento di Nada sia il passaporto per la libertà di quella ragazzina, ciò che le permetterà di vivere una vita diversa della sua e da quella di sua nonna». Tra i personaggi più importanti del film c’è anche Paolo Calabresi, il maestro di musica Leonildo: «Ho amato da subito il progetto, perché non c’è la celebrazione della grande cantante che è Nada, ma si concentra tutto sull’interiorità, mai sull’esteriorità». —
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