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Astor Piazzolla, il solista giramondo che ha inventato il tango moderno
Cento anni fa nasceva il compositore argentino che col suo bandoneon rivoluzionò un genere tradizionale ibridandolo con altre forme espressive
Gabriele Rizza
«La mia musica? Dieci per cento tango, novanta per cento classica contemporanea», ripeteva Astor Piazzolla, l’artista che al tango argentino ha saputo dischiudere i piani nobili dei conservatori e delle istituzioni musicali, conferendo a questo ballo di origine popolare, cresciuto fra taverne e bordelli, rispettabilità estetica e dignità concertistica, facendone una forma di musica da camera calata nel suo tempo.
Del resto quell’alta percentuale di “classica contemporaneità” sfuggiva alle origini dei bassifondi, alla logica dei quartieri malfamati e dei locali malavitosi, al meticciato iniziatico che univa i tanti emigranti arrivati in Argentina da ogni parte Europa ai “portenos” (gli abitanti delle zone portuali) e ai gruppi locali di gente povera ed emarginata, creoli ed ex schiavi dell’Africa. Ma quel novanta per cento i puristi del genere, non glielo perdonarono. Accusandolo, senza mezzi termini, di essere “el asesino del tango”, colui che aveva “assassinato il tango”.
la musica e BORGES
Perché se dici Piazzolla dici inevitabilmente tango. Associazione immediata. Riflesso condizionato. Ma se dici tango altrettanto inevitabilmente finisci dalle parti di Borges. Che non è il decadente “pensiero triste che si balla” licenziato da Enrique Santos, quanto un più evocativo concetto ambientale ( «il tango è una sconnessa e vasta comédie humaine della vita di Buenos Aires») e una ben più poetica corsia esistenziale: «Il tango, una ventata, una follia, che sfida gli anni frettolosi. Il tango crea un torbido irreale passato, senza certezza alcuna, un ricordo impossibile d’essere morto lottando, a una svolta del sobborgo». Ma al di là di quello che pensavano di lui i tradizionalisti, Piazzolla non compromise mai il livello della sua creatività per interessi commerciali. Lui che aveva vissuto a New York, Roma, Parigi, si sentiva profondamente argentino ed era profondamente legato a quella che dell’Argentina era per così dire l’eco sonora. Il rimbalzo della quotidianità. Diceva di aver avuto tre grandi maestri: Alberto Ginastera, Nadia Boulanger e Buenoa Aires. E allora ribadiva «il mio sogno è imporre la mia musica, la musica del mio paese, della mia città, in tutto il mondo». Così sarà. Piazzolla è ormai un musicista universalmente riconosciuto, un autore che supera i confini del tango, di Buenos Aires, dell’Argentina. Dove comunque alla fine il suo “Tango nuevo” ha trionfato, sconfiggendo i detrattori e influenzando una nuova generazione di compositori. Da quei ritmi, quelle voci, quelle cadenze che alla fine dell’Ottocento nei barrios di Buenos Aires rimbalzavano fra le gambe dei ballerini, pronti a sfidarsi a colpi d’anca e occhiate assassine, Piazzolla ha saputo distillare un suono moderno e originale, dove la tradizione locale si combina con il jazz, mentre flirta con l’avanguardia più raffinata.
IL NUOVO TANGO
Campione dell’integrazione e del crossover, sperimentatore, esploratore di diverse culture e generi musicali, Piazzolla ha introdotto, a partire dal “Conjunto Electronico”, l’uso di strumenti che prima, nel tango tradizionale, non venivano utilizzati, come l’organo Hammond, il flauto, la marimba, il basso elettrico, la batteria, le percussioni, la chitarra elettrica. E con questo organico, integrato da una sezione d’archi, nel maggio 1974, ha realizzato a Milano il celebre “Libertango”, insieme a “Oblivion”, “Adios Nonino” e “Milonga del Angel”, uno dei suoi dischi più noti. L’orchestra, formata da musicisti italiani, comprendeva due tra i più apprezzati strumentisti di casa nostra, che l’avrebbero in seguito accompagnato in altre significative avventure musicali: Pino Presti al basso elettrico e Tullio De Piscopo alla batteria. E sempre in Italia, a Mauro Pagani, si deve l’incontro di Piazzolla con il sassofonista Gerry Mulligan, dalla cui collaborazione scaturirà l’album “Summit”, inciso negli studi Mondial Sound di Milano, che fu uno dei più popolari per entrambi. Una ricognizione completa sulla figura e sull’opera di Astor Piazzolla, emerge ora nel ricco volume “Una vita per la musica” di Marìa Susanna Azzi (500 pagine, 27 euro), uscito nella collana “Profili” della livornese Sillabe edizioni. —
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