Il Tirreno

IN DISACCORDO – Cecilia Robustelli 

«La lingua italiana è chiara basta solo applicarla»

F.L.
«La lingua italiana è chiara basta solo applicarla»

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Fra chi invece incentiva la declinazione al femminile di ogni ruolo e professione c’è Cecilia Robustelli, linguista e accademica di Pontedera.

«La mia posizione è a favore dell’uso dei termini femminili per ogni professione, mestiere, ruolo – afferma – Ed è una posizione che si basa su presupposti linguistici, nell’ambito della comunicazione quotidiana per la quale usiamo, in ogni situazione, il femminile per donne e il maschile per gli uomini. Altra questione è poi il riconoscimento dell’identità femminile che, evidentemente, è ancora incompleto. È grave, soprattutto in un periodo come questo, dove si parla della valorizzazione della donna, ma dove la cultura patriarcale incombe ancora su di noi. Si chiede una svolta culturale da parte delle donne, però poi non ci si rende conto che molte di loro sono le prime a rifiutarla. E la situazione è più complessa del semplice campo linguistico». È vero, infatti, che molte donne non recepiscono la faccenda come un problema. «Accettarlo rivela ignoranza della questione – riprende Robustelli – Vuol dire non conoscerne i contorni sociali, il cambiamento che è stato fatto, e significa essere d’accordo con l’idea che le donne non debbano essere espresse. La stessa Venezi, e come lei molte altre donne, sono cresciute in un terreno e in una cultura patriarcali, che da sempre fanno credere che il potere e il prestigio siano connaturati con l’essere uomo e che le donne possano ottenerli solo per grazia maschile. In realtà non è più così, ma non c’è stata una svolta in questo senso nel nostro paese. La differenza oggi è che ce ne accorgiamo, e anche i media stanno acquisendo tale consapevolezza. Per contro, va una profonda indignazione alla Rai. Proporre affermazioni come quella di Venezi e, di fatto esserne acquiescenti, è estremamente grave. Ci sono regole nella lingua italiana e l’errore è non applicarle, non il contrario – conclude Robustelli – Siamo lontani da quel rinnovamento culturale che, da tanti livelli, viene auspicato. Diverso è negli altri paesi europei dove l’uso del genere è accettato perché riflette un cambiamento culturale». —

F.L.

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