Il Tirreno

D’ACCORDO - Susanna Ceccardi 

«Io sono stata sindaco, no a battaglie ideologiche»

Francesca Lenzi
«Io sono stata sindaco, no a battaglie ideologiche»

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Fra le donne che si sono trovate d’accordo con le affermazioni di Beatrice Venezi c’è la pisana Susanna Ceccardi, politica della Lega, europarlamentare ed ex sindaca di Cascina.

«La penso come Venezi – le sue parole – Da sindaco, non tenevo alla declinazione della professione al femminile. Anzi, chi mi ha chiamata sindaca, in passato, lo ha fatto spesso con un tono quasi denigratorio. Credo che sia la sostanza a cambiare le cose. I ministri si chiamano ministro, ma proprio quelli che fanno più battaglie per declinare al femminile anche questo ruolo, non hanno nemmeno un ministro donna. Le donne che più hanno cambiato la storia e la politica non si sono mai soffermate su questioni di forma. Penso a Margaret Thatcher, Angela Merkel, Marine LePen e così via». Per contro, chi è favorevole all’uso dei termini femminili per ogni professione e ruolo, chiama in causa l’evoluzione stessa della società. «La società si evolve con l’intelligenza e la saggezza di capire quali siano le battaglie da fare per cambiare veramente le cose – afferma Ceccardi – Parlando di genere, il nostro partito e io stessa mi sono spesa per la lotta alla violenza contro le donne e abbiamo promosso, nella nostra precedente azione di governo, il codice rosso. E il fatto che siano tante le donne contro la declinazione al femminile vuol dire che non ci sentiamo una specie protetta o dei panda in via di estinzione. Vuol dire che siamo a favore del merito e che sappiamo conquistarci le nostre posizioni, in ogni settore e in ogni categoria lavorativa, senza bisogno di quote rosa o di altro». D’altra parte c’è chi, come la scrittrice Michela Murgia afferma che «il linguaggio è un’infrastruttura culturale che riproduce rapporti di potere». «Sentire parlare di “infrastrutture culturali” mi ricorda molto i miei studi di filosofia politica – dice Ceccardi – Credo che le battaglie da fare siano sui temi concreti che interessano ai nostri cittadini, donne o uomini che siano. La crociata contro la lingua italiana è solo una battaglia ideologica che non serve davvero a niente se non a creare questi dibattiti surreali nel pieno di una pandemia». —

Francesca Lenzi

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