Il Tirreno

firenze: opera di santa maria del fiore 

Michelangelo ci guida al museo grazie all’intelligenza artificiale

Gabriele Rizza
Michelangelo ci guida al museo grazie all’intelligenza artificiale

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FIRENZE. Con i musei ancora chiusi, l’arte ricorre alla tecnologia. L’immagine digitale corre in aiuto, la rete copre le distanze e supporta come può la mancanza dal vivo. Tocca ora a Michelangelo che “torna in vita” dopo oltre 500 anni dalla nascita, che cade domani, il 6 marzo, ma del 1475. Così, a icona virtuale restituito, Michelangelo risponderà alle domande dei “visitatori”.

L’avveniristico progetto nasce dalla collaborazione fra l’Opera di Santa Maria del Fiore con il Customized Artificial Intelligence Solutions con base a New York. Il risultato è appunto un Michelangelo che utilizza la tecnologia dell’intelligenza artificiale, destinato a fare da “guida” che più autorevole non si può: uno strumento educativo alla portata di tutti per conoscere l’arte, la vita e il pensiero dell’artista simbolo del Rinascimento. Ma lo scambio è reciproco. Perché lo stesso Buonarroti potrà “imparare” qualcosa dalle conversazioni, arricchendo così costantemente il suo bagaglio di conoscenze. Chiunque insomma potrà porre domande al sommo artista, ma lo dovrà fare in inglese. Sono due i siti abilitati: https://duomo.firenze.it e https://www.querlo.com.

Il progetto trova le sue radici negli oltre 700 anni di storia dell’Opera di Santa Maria del Fiore che fu il committente di alcune delle creazioni più celebri di Michelangelo e che qui conserva una delle tre Pietà realizzate dall’artista, conosciuta come “Pietà Bandini”. Ma l’obiettivo è anche quello di diffondere presso il più vasto pubblico possibile i monumenti che costituiscono il patrimonio universale del complesso dell’Opera: la cattedrale, la cupola del Brunelleschi, il campanile di Giotto, il battistero e la cripta di Santa Reparata.

«Il Michelangelo virtuale – spiega Timothy Verdon, direttore del museo fiorentino – guarda in alto e ragiona sull’importanza che hanno avuto per lui le prime esperienze di arte, di pensiero, di spiritualità, tutte risalenti ai formativi anni fiorentini. Cita Donatello, Ghiberti e Luca della Robbia e ricorda che le sue prime commissioni pubbliche importanti furono appunto per la fabbrica del duomo. Riportare in vita Michelangelo – dice ancora il direttore Verdon – riduce il divario che si è creato in questi mesi di pandemia, permettendo di avvicinare uno dei grandi spiriti della nostra civiltà, di dialogare di arte e di vita, di scoprire un equilibrio diverso, al contempo antico e, per i nostri contemporanei, nuovo». —

Gabriele Rizza

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