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Amadeus: «Offriamo allegria ma tanta gente è arrabbiata»
Il direttore-conduttore ragiona sul calo di ascolti e di interesse per il Festival e incassa anche il no di Benigni e Celentano a partecipare come ospiti
Luca Trambusti
Che quella del 2021 sarebbe stata un’edizione particolare del Festival di Sanremo lo si sapeva, ma come si sarebbe concretizzata era un’incognita che solo ora si sta svelando. Tutto è cambiato, unico, speciale. Lo spettacolo, la gara, i contorni, gli ascolti, l’aspetto festoso, gli incontri, se sopravvissuti, hanno una nuova valenza, un nuovo peso e diverse modalità di fruizione.
cantanti reclusi
«La mattina mi sveglio in albergo, mi portano la colazione in camera e poi passo la mattina collegato al computer a fare interviste – dice Ghemon – Nel pomeriggio però sto sul balcone e magari faccio altri incontri on line. Poi la sera mi portano da solo al teatro dove tutto è rigorosamente controllato».
«Mi mancano tutti gli incontri, la gente che ti si stringe attorno», dice invece Orietta Berti. Ma lei che il virus l’ha vissuto in prima persona dice che va bene così. «È una brutta bestia e bisogna fare di tutto per combatterlo».
lo sconforto in cittÀ
La manifestazione portava anche un forte indotto alla città di Sanremo: alberghi, ristoranti, negozi e l’economia tutta era stimolata. Ora non è così. Anche il passaggio a zona arancione ha ulteriormente contribuito a ridurre gli spazi, tant’è che alcuni ristoratori hanno protestato in maniera rabbiosa davanti all’Ariston. «Non è possibile fare un raffronto con il passato – dice Giuseppe Faraldi assessore al turismo del Comune – Il fatto che ci siano i giornalisti e i tecnici è già un grande successo, un po’ di ossigeno». Ma sono solo briciole rispetto al passato, quando le strade erano piene di gente, il pubblico si accalcava alle transenne davanti al teatro, i ristoranti lavoravano incessantemente. Ora si fa fatica a pranzare e a cenare. Tutto questo, e altro ancora, faceva parte del “carrozzone di Sanremo” che non era solo una manifestazione musical-televisiva ma anche un fatto di costume.
i dolori di amadeus
In questa trasformazione è incappata pure la parte televisiva del festival. «Quest’anno – dice il direttore artistico Amadeus – non è più un evento, è un programma tv. Il contorno è cambiato. Non sono pentito anzi, felice e fiero di essere qui e di fare quello che sto facendo. Questo è un segnale di lotta, non di resa». Però, come svela lo stesso Amadeus la costruzione della manifestazione all’Ariston è stata fortemente segnata dalle esigenze e dalla contingenza. «È vero – dice – avevo invitato Celentano e Benigni che hanno rifiutato. Nel costruire lo spettacolo si parte da un’idea da realizzare in tranquillità e libertà. Questo non è sempre stato possibile e ciò ha allontanato tantissimi artisti, anche solo per la paura di uscire da casa, soprattutto per chi non ha più 20 anni. Rispetto i loro no, li capisco. Inoltre – conclude avevo in mente tante cose che però non ho potuto realizzare. Molto è stato fatto in modalità d’emergenza».
ascolti al ribasso
Ma la punizione maggiore arriva proprio dagli ascolti. «Pensavo che potessero essere ancor più penalizzati – confessa Amadeus – Questi dati mi riempiono di gioia». Di fronte alla conferma della riduzione degli ascoltatori anche per la seconda serata, con una platea potenzialmente allargata causa coprifuoco e chiusura attività, il direttore-conduttore ragiona così. «Noi abbiamo fatto un festival pensando di dare un po’ di allegria e serenità alla gente, però se non sai se riesci a pranzare e cenare, se hai perso il lavoro e sei disperato non hai certo voglia di fare festa la sera. Non ti metti davanti alla televisione perché magari sei pieno di rabbia e di dolore. Così, in parte, si può giustificare e capire l’emorragia degli ascolti». Ancora a giustificare e bilanciare il calo degli ascolti televisivi ha contribuito lo spostamento verso la piattaforma Rai, ovvero RaiPlay, che permette la fruizione in diretta, ma anche la visione delle singole “pillole”, sia dei cantanti, che degli ospiti o di tutte le altre parti di spettacolo di quella che diventa sempre più una lunghissima maratona televisiva. —
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