Il presidio
Il papa a casa di Edith Bruck sopravvissuta alla Shoah
roma. «Ho vissuto un’esperienza unica e irripetibile». Alla soglia dei novant’anni, Edith Bruck ha ricevuto la visita di Papa Francesco, che è andato a casa della poetessa e scrittrice, sopravvissuta ai campi di concentramento, dove si è trattenuto per due ore. Il papa ha voluto incontrarla dopo aver letto il suo ultimo libro “Il pane perduto” (La nave di Teseo) in cui ripercorre la sua vita, dalla deportazione, quando era ancora bambina, al presente, con una “Lettera a Dio”. E con “Il pane perduto” Bruck è stata proposta da Furio Colombo al Premio Strega 2021 e parteciperà anche al Premio Campiello.
«La visita del papa mi ha molto commossa. Quando è arrivato ho visto la porta riempirsi di questa figura bianca. Ci siamo abbracciati e ho pianto. Il pontefice mi diceva “respiri, respiri”. Era molto dolce, molto spontaneo, molto semplice. Una persona umanamente eccezionale – dice Edith Bruck – Ha mangiato il dolce con la ricotta. Era molto familiare. È una figura che abbiamo visto cento volte, ma vederlo a casa è una cosa diversa, quasi incredibile, una specie di allucinazione. Era molto di buon umore». E racconta ancora la scrittrice di origine ungherese che vive da moltissimi anni a Roma: «È stato uno dei regali più belli della mia vita, ma questo regalo non era diretto soltanto a me, alla sopravvissuta, alla scrittrice. Il papa ha chiesto scusa molte volte per quello che è accaduto al popolo ebraico e quindi era un omaggio attraverso me al popolo ebraico. Abbiamo parlato dei nuovi antisemitismi, nazionalismi, razzismi. Mi ha ringraziato per il mio lavoro, per il coraggio, per il mio testimoniare, raccontare, per la memoria che è la cosa più importante in questo momento in cui la rimozione in Europa va sempre più avanti. Ci siamo lasciati in una maniera molto strana perché mentre usciva mi ha chiesto: quando è il suo compleanno? Io ho risposto che compivo 90 anni il 3 maggio. E il Papa ha detto: allora ci vedremo». —
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