La Toscana dello spettacolo “si accende” per ripartire
Teatri illuminati ieri sera e oggi un flash mob a Firenze per uscire dal limbo Stefano Accorsi: «Servono interventi, la cultura è un investimento per il futuro»
Gabriele Rizza
Che l’orizzonte sia ancora nebuloso è un dato di fatto certificato da numeri, tabelle, percentuali. Il settore culturale, e in particolare quello dello spettacolo dal vivo (prosa, musica, lirica, danza e anche il cinema che però vive una condizione “ambivalente”: le sale sono chiuse, i festival sospesi, ma i film circolano sulle piattaforme e dunque esistono per il pubblico) resta confinato in un limbo da cui è difficile al momento immaginare quando potrà uscire a “riveder le stelle”.
E a proposito di emersione, unanime è stata l’adesione all’appello lanciato da “Unita” (Unione nazionale interpreti teatro e audiovisivo) che ieri, a un anno di distanza dal primo provvedimento governativo che ha intimato la chiusura dei teatri, ha acceso i riflettori sulla Rete, mobilitando istituzioni, enti, protagonisti, all’insegna di “Facciamo luce sul teatro”. Che è un modo educato quanto deciso per chiedere al nuovo governo che si torni a parlare di cultura e spettacolo. «La cultura è un investimento per il futuro – ammonisce Stefano Accorsi, direttore artistico del Teatro della Toscana, che ha aderito all’iniziativa congiuntamente al Teatro del Maggio, al Verdi di Pisa, al Manzoni di Pistoia e a molti altri teatri toscani – sapendo che gli artisti, i tecnici, le maestranze tutte, non sono tempo libero, sono lavoro e molto di più». Per voce di Dario Franceschini il governo si muove. «Si sta ragionando – ha dichiarato il ministro – perché progressivamente, nelle condizioni di massima sicurezza, si vada alla riapertura di tutti i luoghi della cultura. La loro chiusura è stata un dolore, ma finora inevitabile. Abbiamo cercato di accompagnare con misure straordinarie il sostegno a imprese e lavoratori, interventi che sto riproponendo per il nuovo decreto ristori. Ovunque in Europa teatri e cinema sono chiusi, vorrei che fossimo noi i primi a riaprire. Ma l’operazione va fatta non con i proclami né con gli annunci ma per passi possibili».
Gli fa eco il presidente della Toscana Eugenio Giani: «Il ministro ha ragione ma naturalmente sta tutto nel come riaprire. Con dispositivi e misure adeguate cinema o teatri sono luoghi che a mio giudizio possono essere inseriti come i musei nella fascia gialla: finora però, in qualsiasi delle tre colorazioni si dipingesse la disciplina della mobilità, erano vocati sempre alla chiusura e onestamente non lo ritengo giusto».
Intanto le sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, si mobilitano. «Il settore rischia il tracollo – scrivono in una nota – vogliamo che vengano riconosciuti ammortizzatori sociali certi per tutto il periodo di emergenza e che si aprano al più presto osservatori regionali e nazionali per definire le regole della ripartenza in sicurezza e nel rispetto delle norme contrattuali».
Oggi i lavoratori dello spettacolo scendono in piazza a livello nazionale per denunciare lo stato di grave crisi del comparto e la loro condizione ormai non più sostenibile. A Firenze è previsto un presidio/flash mob dalle 10 alle 12 in via Cavour sotto la prefettura. Slogan condiviso: “Torniamo a fare spettacolo”. —
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