Il Tirreno

col brano “la genesi del tuo colore” 

Irama torna a Sanremo «Voglio farvi ballare su una base malinconica»

Luca Trambusti
Irama torna a Sanremo «Voglio farvi ballare su una base malinconica»

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Irama, all’anagrafe Filippo Maria Fanti, 25 anni, di Carrara ma monzese d’adozione, torna per la terza volta al Festival di Sanremo con “La genesi del tuo colore”. È un brano che colpisce per la sua parte ritmico melodica, fortemente segnato dall’elettronica. Dietro alla melodia e a un testo dagli aspetti «eterei e spirituali», come dice l’autore, si nasconde un’immagine forte che ha colpito il giovane cantautore.

«La melodia è stata composta a cappella, in un momento d’ispirazione. Il testo invece nasce dopo aver visto un video in cui lui taglia i capelli a lei, malata di tumore, e subito dopo se li taglia a sua volta, quasi per solidarietà. È un’immagine molto forte che mi ha segnato e su cui ho riflettuto a lungo e che ha dato vita a questo testo». Così “La genesi del tuo colore” ha un doppio livello di lettura: quello lirico, più intenso, che si oppone a quello musicale molto ritmico. «È una canzone che fa ballare – dice Irama – un treno “up tempo” dove non c’è solo felicità, ma anche una vena malinconica. A me piacciono le velature malinconiche. Non è una canzone felice, ma dipende da come ti senti quando l’ascolti: puoi ballare selvaggio o sentire le parole e la melodia e trovare qualcosa di malinconico. Comunque, è un inno alla vita». Il contrasto nel contrasto arriva appunto con la parte musicale dove l’elettronica s’intreccia con quella orchestrale e un violino affiancato a tastiere sintetizzate. Un nuovo corso per la musica di questo multiforme cantautore pop. «Mi affascina un approccio eclettico all’arte – confessa – Quindi non c’è una chiave unica di lettura nel mio lavoro. Sono per la libertà totale, il flusso artistico arriva da ogni cosa ed è incontrollabile. In questi anni ho vissuto un cambiamento continuo, una crescita, di cui sono parte».

L’unica cosa che rimane salda e radicata nel lavoro di Irama è la passione per la musica. Un faro di vita. «La mia è una vocazione – dice Filippo – A 7 anni ho scritto la prima canzone. Sono completamente focalizzato sulla musica e ho il massimo rispetto dell’arte, che è mia quotidianità». Anche nel periodo del lockdown, con i live fermi, Irama ha tenuto duro. «Sono un lupo solitario – dice – non ho sofferto l’isolamento, ne ho approfittato per lavorare e scrivere. Non ho mai pensato di fermarmi e mai lo farò; almeno sino a quando non sarò prevedibile e ripetibile, perché allora non sarà più arte ma imprenditoria e strategia». Anche per lui i tempi discografici si allungano e la tradizionale uscita discografica che segue Sanremo è rimandata a tempi migliori, così come il tour (nei palazzetti), previsto per ottobre. —

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