Il Tirreno

Scatti nella storia: una nuova casa per l’archivio Alinari

Gabriele Rizza
Scatti nella storia: una nuova casa per l’archivio Alinari

Prende corpo il progetto  della Regione che spera di rendere presto fruibile al pubblico l’enorme patrimonio  fotografico e documentale

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Gabriele Rizza

FIRENZE. Quella che Luca Doninelli nel suo “Salviamo Firenze” (Bompiani) efficacemente riassumeva in «la forza degli Alinari fu di aggiungere alla documentazione un tocco speciale», scardina i depositi e torna in superficie. Ma soprattutto ritrova il posto che le compete nel pantheon culturale del nostro Paese.

Grazie alla Regione Toscana, che dopo averne imposto il divieto di esportazione considerando la sua primaria importanza per la storia della fotografia, la acquisisce nel dicembre del 2019 con un’operazione di politica e un investimento culturale tra i più importanti degli ultimi anni, salvandola dalla dispersione e dallo smembramento, garantendone la corretta conservazione e la sua futura fruibilità e accessibilità, attivando nel frattempo tutte le procedure per la valorizzazione del prezioso archivio. Il 16 luglio 2020 nasce la Fondazione Alinari per la Fotografia, presieduta da Giorgio van Straten, direttrice Claudia Baroncini, che ora si installa negli spazi di Villa Fabbricotti (di proprietà della Regione), dove troveranno posto gli uffici e l’archivio, mentre, in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure, parte il restauro dei reperti più delicati, veri pezzi unici della storia della fotografia. «Oggi si apre ufficialmente un capitolo tutto nuovo di una grande storia. La Fondazione Alinari per la Fotografia restituisce vita a un patrimonio di inestimabile valore, sia sul piano storico che culturale, a livello regionale, nazionale e internazionale», ha ricordato il governatore della Toscana Eugenio Giani a margine della presentazione del progetto. «Un archivio va prima di tutto conservato e valorizzato – ha sottolineato a sua volta van Straten – e proprio da qui siamo partiti con il nostro primo investimento che prevede appunto il restauro e la digitalizzazione dei dagherrotipi. Su questa strada continueremo, ma sarebbe sbagliato considerare il patrimonio della fondazione solo un insieme di oggetti d’arte. Le fotografie sono uno strumento per raccontare il mondo del passato e quello del presente, e questa idea di racconto sarà alla base di molte nostre iniziative».

La fotografia quindi intesa come “materia viva”, linguaggio principe della modernità, che si connette automaticamente con la storia, di cui diventa interprete e testimone, un patrimonio aperto, consultabile da tutti (studenti, professionisti, appassionati, semplici cittadini), forte della sua funzione sociale, il suo essere agente di coesione, identità e memoria. In attesa di uno spazio espositivo (si parla del complesso di Santa Maria Novella sottoposto a monumentale restyling) le foto Alinari saranno in mostra in giro per il mondo a partire dall’estate, un viaggio che toccherà Europa, Asia, Africa e America. —

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