Il Tirreno

Fra amore ed elettronica il festival di Amadeus strizza l’occhio ai giovani

Luca Trambusti
Madame, Random, Maneskin, Willy Peyote, Gaia, Francesca Michielin e Fedez
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Madame, Random, Maneskin, Willy Peyote, Gaia, Francesca Michielin e Fedez

Gran parte delle canzoni sembra più adatta allo streaming che all’Ariston Covid grande assente nei testi, tuffo nella tradizione con Orietta Berti

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Con l’ascolto in anteprima dei brani in gara, la 71ª edizione del Festival di Sanremo, chiusa la diatriba pubblico sì pubblico no, inizia a focalizzarsi su quello che dovrebbe essere il suo core business: la musica. Tra gli oltre 300 ascolti Amadeus, per la seconda volta direttore artistico, ha scelto i 26 brani che entreranno in gara. «È stato difficile fermarmi a 26 – dice Amadeus – Due brani più dello scorso anno per dare qualcosa di più alla musica in questi momenti difficili. Lo considero come un segno di ripresa. È una scelta mia, non spinta dalla discografia».
Così il direttore/conduttore spiega i criteri usati. «Vado in base a ciò che mi colpisce, ciò che ritengo bello e funzionale – spiega – pensando ai gusti radiofonici e di streaming. Per questa edizione ho voluto un Sanremo che volti pagina, che dia inizio a una nuova era. C’è un forte target giovanile, anche 18-19enni, che è quello da cui sono arrivate le cose più interessanti».
Nella miglior tradizione festivaliera il piatto forte nelle tematiche dei brani è l’amore, declinato in molti modi: da quello di lunga data cantato da Orietta Berti a quello che provoca dolore. «Non scelgo nemmeno i temi specifici – precisa Amadeus – Sono tutti testi immediati, diretti, poetici, molti scrivono in maniera bella. Grazie a Dio si parla ancora molto di amore. Ognuno ne ha scritto in base a come lo vive. C’è anche sofferenza e solitudine». Essendosi allargata la platea degli spettatori e nella ricerca di implementare ulteriormente il target del pubblico, Sanremo presenta, giustamente, le tante facce dell’Italia musicale. Quest’anno poi sono state aperte le porte del festival alle proposte musicali indipendenti, molte delle quali però guardano al passato, agli stili degli anni ‘70/‘90. Questa edizione non propone direttamente brani rap o trap (ma solo “sporcati”), pochissimo “autotune” (come effetto vocale), mentre non lesina sulle parti elettroniche. Spiccano poi alcuni (pochi) episodi con le chitarre elettriche o l’approccio rock dei Maneskin, a cui si contrappone la tradizione di Orietta Berti.
Fare un pronostico sul vincitore, dopo un primo ascolto neppure live, è sempre puro esercizio, tali e tante sono le variabili. Tra i favoriti possiamo indicare la coppia Michielin-Fedez, i freschi Colapesce-Di Martino, Irama, Arisa, Noemi, Fasma, Gazzè e perché no, la Berti. Sono congetture perché poi arriva Lo Stato Sociale e spariglia tutto. Lo sapremo nelle prime ore del 7 marzo.
AIELLO
È uno dei giovani, autore della sua canzone “Ora”. Si tratta di un brano “mid tempo”, un po’ frammentato, con un crescendo che arriva ad un finale rabbioso, sino quasi a strillare. Si parla di un amore finito.
ANNALISA
“Dieci” è firmata tra gli altri da Paolo Antonacci, che racconta di un amore che non vuole finire e che si aggrappa «alla prossima volta», con la speranza che non sia l’ultima. L’inizio è per piano e voce, poi entra una base elettronica, su una struttura strana negli incastri tra ritornelli e strofe.
ARISA
“Potevi fare di più” è a firma di Gigi D’Alessio. Inizio voce e base leggera molto delicata a cui segue un intenso crescendo. A metà grande apertura orchestrale che prende il brano e lo fa decollare. Si racconta la fine di un amore tossico, privo di attenzioni. Sempre ottima la voce di Arisa.
MALIKA AYANE
Su “Ti piaci così” c’è la firma di Pacifico. Un brano ritmico ma dall’andamento piuttosto piatto, completamente segnato dall’elettronica. Buona la performance vocale.
ORIETTA BERTI
Un tuffo indietro di almeno 60 edizioni con “Quando ti sei innamorato”. Tutto il classico di Sanremo portato nel nuovo millennio. Melodia in quantità industriali, ampi spazi orchestrali e un ritornello appassionato. Racconta dell’amore pluridecennale di Orietta per il marito Osvaldo.
BUGO
“E invece sì” ha un inizio scoppiettante, poi la chitarra acustica prende il sopravvento e si arriva a un ritornello melodico a cui segue un’apertura orchestrale. C’è una citazione di Ronaldo. Si racconta che i sogni si possono realizzare a 40 anni e anche oltre. Moderno brano d’autore.
COLAPESCE - DIMARTINO
“Musica leggerissima” per due fuoriclasse tra le nuove proposte. Attacco chitarra acustica, orchestra e fischio che si ritrova in tutta la canzone. Ritmica, fresca e radiofonica. Un inno alla leggerezza musicale che entra direttamente in testa. Chitarra elettrica sul finale. Bella.
COMA-COSE
“Fiamme negli occhi” vede il duo (anche nella vita) che si alterna nel cantato. Non mancano i loro particolari testi: «Quando ti sto vicino sento/che a volte perdo il baricentro/Galleggio in una vasca piena di risentimento/ e tu sei il tostapane che ci cade dentro». Finale con rumore di fiamme.
EXTRALISCIO - TOFFOLO
Intro elettronica poi musica scandita in “Bianca luce nera”: un liscio dalle vaghe atmosfere world music. Al canto si alterna Davide Toffolo dei Tre Allegri Ragazzi Morti. Scelta di coraggio perché lontanissimo dai canoni del Festival. Molto interessante.
FASMA

Arriva da Sanremo Giovani dello scorso anno, preferito al vincitore Leo Gassman. (Un brano migliore dice Amadeus). C’è l’autotune e l’elettronica. Pop attuale per un pubblico più giovane.

FULMINACCI
Giovane voce e rappresentante del cantautorato in chiave moderna, firma musica e testo di “Santa Marinella”. L’inizio è per voce e chitarra acustica e la struttura è da classica canzone da cantautore. Bene, ma sa fare di meglio.
GAIA
“Cuore amaro” è un brano molto sensuale con una ritmica latino/spagnoleggiante con voce chitarra e nacchere. Andamento sinuoso e fortemente ritmico dalla voce di tono basso e accattivante. Vincerà negli ascolti post festival.
GHEMON
“Momento perfetto” è un brano ritmico con l’elettronica al servizio di una canzone moderna dall’andamento vario. Sul finale interviene il pianoforte. Molto piacevole. Una conferma per questo artista che meriterebbe di più.
GIO EVAN
All’anagrafe Giovanni Giancaspro è anche scrittore e poeta dei facili e belli sentimenti. “Arnica” ha un incipit voce e piano a cui segue l’orchestra ma musicalmente inesistente. Vive tutto sul testo: ricordi, piccole cose personali, amicizie, gioventù. Potrebbe essere Tommaso Paradiso.
IRAMA
“La genesi del tuo colore” ha un ritornello elettronico accompagnato da un’anima ritmica, sporca di reggaetton, però anni 90. Brano molto verboso. Ancora Dardust alle musiche: si sente nella parte elettronica. Può funzionare in radio e in streaming perché fresca e martellante.
RAPPRESENTANTE DI LISTA
In “Amare” c’è nuovamente Dardust alla scrittura (e son tre) che spinge sul ritmo elettronico, di cui si nutre tutta la canzone che propone un ritornello potente e arioso. Più da club che da Ariston.
LO STATO SOCIALE
“Combat pop” ha un inizio rock, poi chitarra elettrica e ritmo. Il tutto rende vitale la canzone, che cita anche i Clash. Una critica con ironia ai tempi moderni: «Ma che senso ha /vestirsi da rockstar/fare canzoni pop/per vendere pubblicità?».
MADAME
Nuovo volto dell’urban music, la diciannovenne vicentina firma il testo di “Voce” mentre alla musica appare nuovamente Dardust (e quattro). Ovviamente anche in questo brano l’elettronica è sovrana. Voce dai toni bassi, brano tutto per il pubblico più giovane, però non male.
MANESKIN
“Zitti e buoni” è un potente brano, anche questo più da club che da palco di Sanremo. Tagliente chitarra elettrica protagonista. Brano di deriva rock, che spettina e allontana il pop. Si riconoscono pienamente i Maneskin con la loro arroganza ed energia giovanile. Peccato non ci sia il pubblico all’Ariston.
MAX GAZZÈ
“Il farmacista” inizia con una citazione dal film Frankenstein Junior, d’altronde è la storia di uno scienziato pazzo. C’è la capacità di Gazzè nello scrivere singoli accattivanti. Ironia e leggerezza (apparente) sono la chiave di questo brano dalla ritmica in evidenza. Divertente ma non banale. Merita.
ERMAL META
“Un milione di cose da dirti” ha un inizio lento voce e piano. Dopo il primo ritornello entra una struttura musicale più costruita e il brano va in crescendo. Grande romanticismo di una canzone d’amore.
MICHIELIN - FEDEZ
“Chiamami per nome” è un brano firmato a più mani tra cui quelle di Mahmood. È un duetto con un lento inizio di Michielin, poi entra Fedez. Si sovrappongono sul ritornello. Brano mid tempo avvolgente che piacerà molto alle radio. Qualche banalità: «Rinuncerò all’oro/scambiandolo per pane».
NOEMI
In “Glicine” la musica è di Dario Faini (l’anima autorale di Dardust). Il brano ha una intro di piano a cui segue la tipica voce di Noemi. Anche questo è un mid tempo dal ritornello lento. Noemi è come il glicine, pianta rampicante dalla fioritura delicata, ma in grado di piegare nel tempo il ferro, e dalle radici robuste, per superare ogni difficoltà.
RANDOM
Il più giovane del lotto, il diciottenne Emanuele Caso (scuola Amici) abbandona il rap e firma una melodica canzone d’amore: “Torno a te”. Ritornello con elettronica, in generale comunque brano avvolgente, con voce potente. Da radio.
RENGA
“Quando trovo te”. E con questa sono sei le canzoni firmate da Dario Faini/Dardust (qui è Faini). Brano potente, melodicamente muscolare, musicalmente pieno con orchestra, elettronica e batteria in evidenza e dallo sviluppo variegato.
WILLIE PEYOTE
Cassa dritta e tanto ritmo per il brano più rap’n’roll tra quelli in gara: “Mai dire mai (La locura)”. Molta atmosfera da club. Ispirata alla serie Boris, la canzone parla di come ci siamo abituati a mettere al primo po

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