C’è voglia d’arte: in migliaia agli Uffizi e negli altri musei
I numeri non dicono tutto, ma rispecchiano una tendenza a voler ripartire. Il direttore Schmidt: «Spero di rivedere presto il pubblico anche nei weekend»
I numeri non dicono tutto ma rispecchiano una tendenza. Quelli riguardanti l’affluenza nei musei della Toscana dopo la riapertura denotano una voglia di normalità. Uno spicchio culturale sui cui rigettare lo sguardo, una narrazione che ci faceva compagnia e alla quale abbiamo dovuto rinunciare. Fare confronti col pre Covid non ha senso. Come non ha senso il pessimismo di chi immagina un "mondo nuovo" virato sullo streaming.
La griglia numerica di cui qui diamo conto (ovviamente parziale) è comunque un organismo vivo, un panorama in attesa di aggiornamenti favorevoli. Partiamo da Firenze, dagli Uffizi, che nei primi sei giorni mettono a segno 7300 visitatori, con un trend di crescita quotidiana pressoché continuo. Ripartiti il 21 gennaio, registrano 776 presenze il primo giorno che salgono a 1540 venerdì scorso. «Siamo soddisfatti di questa risposta - commenta il direttore Eike Schmidt - Una partecipazione che testimonia come i musei siano parte imprescindibile dell’animo fiorentino e toscano: dobbiamo sperare che la situazione dei contagi cali e che le misure del governo possano presto consentirci di restare aperti anche nei fine settimana». Restando nel capoluogo regionale, mentre il Museo Galilei riapre oggi i battenti accogliendo il nuovo direttore Roberto Ferrari, altrettanto significativi sono i numeri del Museo 900 (1500 biglietti in due settimane) e del polo che comprende il Bargello (951), Palazzo Davanzati (274) e Cappelle Medicee (818) per un totale di 2043 visitatori. «Questi risultati - sottolinea la direttrice Paola D’Agostino - sono lo specchio del desiderio di riavvicinarsi al patrimonio, di riprendere possesso delle proprie ricchezze. I nostri musei osservano un turno unico, quattro ore al giorno. Il fatto che, nonostante ciò, si siano oltrepassati i duemila visitatori non lascia dubbi sull’interesse dei cittadini nel riprendere contatto con le istituzioni culturali».
Pure la risposta di Prato è tutto sommato incoraggiante. A partire dal 18 gennaio Palazzo Pretorio vanta 472 visitatori, i dieci giorni di apertura del Museo del Tessuto e del Museo diocesano hanno registrato rispettivamente 250 e 200 presenze mentre la media dei visitatori del Centro Pecci, a partire dal 20 gennaio con la collettiva "Protext!", è stata di 130 persone. «Riaprire le porte - commenta la direttrice Cristiana Perrella - è un’opportunità per aumentare la familiarità con il museo e con il suo ruolo di servizio d’interesse generale, per offrire ai cittadini una forma di socialità e condivisione sicura, in un momento in cui ce n’è enorme bisogno».
Si dichiara soddisfatto, seppur con qualche giustificato rammarico, l’assessore alla cultura di Livorno Simone Lenzi («Se la mostra fosse stata aperta il tempo che avrebbe dovuto, gli obiettivi prefissi sarebbero senz’altro stati raggiunti») a proposito del migliaio di presenze registrato negli ultimi dieci giorni, dopo due mesi di chiusura, dalla mostra "Vissi d’Arte"; e gli fa eco Stefano Del Corso, presidente di Fondazione Pisa («I visitatori di questi primi otto giorni sono un segnale importante di fiducia e di voglia di ritorno alla normalità») che stacca 2.342 biglietti a Palazzo Blu per "De Chirico e la Metafisica" .
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