Il Tirreno

Mario Biondi gioca fra i generi e fa “Strangers in the night”

Luca Trambusti
Mario Biondi gioca fra i generi e fa “Strangers in the night”

Esce il nuovo album “Dare” con grandi musicisti, standard e altre chicche 

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IL DISCO

Luca Trambusti

Esce oggi, il giorno dopo il suo cinquantesimo compleanno, il nuovo disco di Mario Biondi dal titolo “Dare”. Ancora una volta il musicista siculo-emiliano ci porta nel suo mondo intriso di jazz, soul, che si sporca con molto altro, e contraddistinto dal suo particolare timbro vocale. Con “Dare” Biondi arriva a toccare stili differenti che lo portano anche a duettare con Il Volo.

«Avrei potuto fare tanti dischi diversi sviluppando ogni singolo stile presente. Oso, oltre i generi – dice – La musica non deve essere necessariamente una, non deve avere un unico marchio a timbrarla, ma credo che debba essere semplicemente bella». Il verbo osare in realtà è una delle chiavi di lettura del disco, a partire dal titolo che ha una doppia valenza. In italiano è la voce del verbo “dare”, in inglese ha la valenza del verbo “to dare” ovvero osare. «La scelta nasce dalla sincronia tra queste due parole. Ho imparato che dare, in italiano, è un atto di curiosità, forza e coraggio. Ma non è semplice – spiega – perché non sai quanto dare, o se è giusto ciò che stai dando». Aggiunge poi, giocando sul significato italo inglese: «Si rischia di osare tanto per l’intento di dare. No, non mi sono mai risparmiato, sopra e fuori dal palco».

Il duetto con Il Volo, la chitarra di Dodi Battaglia e la corale reggaeggiante “Show some compression” sono gli estremi del disco che include anche una cover dello standard “Strangers in the night” indissolubilmente legato a Frank Sinatra. «Sento tanta responsabilità affrontando certe cover. Con “Strangers in the night” ancor più. La mia versione trasporta in una dimensione lontana dallo swing di Sinatra. Mi ha ispirato – confessa – James Brown che era un matto e solo lui si sarebbe potuto permettere la versione che ha fatto. Ma lui era fuori da ogni parametro musicale».

Altra cover a cui si è avvicinato con circospezione è “Someday we’ll all be free”, l’inno soul di Donny Hathaway che diventa jazz. A impreziosire “Dare” c’è anche la presenza del grande trombettista Fabrizio Bosso e una doppia presenza degli Incognito, la famosa band acid jazz/soul inglese. «Sono un fan dalla fine anni ‘80 – ammette Biondi – Lavorare con “Bluey” è meraviglioso. Abbiamo in programma, ma non ci siamo ancora riusciti, un tour insieme in America».

Mario Biondi parla del suo nuovo disco a poche ore dalla notizia che il ministro Franceschini ha negato la presenza del pubblico all’Ariston e i conseguenti dubbi di Amadeus sullo svolgimento del Festival. «Il Festival vive di gossip e di notizie per creare curiosità. La musica è importante ma gossippare è un must – dice Biondi – Spero che in fretta si capisca il confine della fattibilità del festival, quello musicale. Personalmente non vorrei farne a meno, vorrei vederlo, ci tengo». Anche lui, come tutti i suoi colleghi, non vede l’ora di tornare sul palco. Le due anteprime live previste a maggio 2020 e poi spostate a febbraio 2021, saranno (per ora) recuperate il 14 marzo a Roma e il 16 a Milano. —

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