I 100 anni del Pci, Zingaretti: «Ha attraversato i picchi e le atrocità del Novecento»
Il segretario Pd sottolinea il valore della lotta al nazifascismo. Ma Gasparri (Forza Italia): «Non solo retorica, anche orrori»
LIVORNO. «Il 21 gennaio 1921 nasceva a Livorno il Partito comunista d’Italia. Un anniversario importante e da ricordare a prescindere dalle idee politiche. Il Pci ha segnato la storia del Novecento, attore fondamentale nella scena politica e sociale dell’Italia, anche nei periodi più bui». Lo scrive su Twitter il ministro per le Sport Vincenzo Spadafora.
Sono tanti gli interventi di politici, non solo di sinistra, nel giorno del centenario della fondazione. Tra questi, significativo è quello del segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti. «Siamo a cent’anni dalla fondazione del Pci. Nel 1921 iniziò una lunga storia che attraversò il Novecento, con i suoi picchi e le sue tremende atrocità e tragedie – dice il segretario Dem in un intervento su Immagina – Il Pci tentò, mai rinnegando ideologicamente l’orizzonte del comunismo, una variante europea, democratica, rispettosa della libertà e rinnovata nel suo profilo ideale e programmatico. E fu un grande partito nazionale, fondatore della Repubblica e tra i principali protagonisti della lotta al nazifascismo».
“Formò un insediamento nel cuore della società italiana sempre più identificato nella costruzione della Repubblica, nelle concrete lotte dei lavoratori, nella stagione dei diritti degli anni ’70, nel buon governo degli enti locali, nella più coerente lotta al terrorismo, nel coinvolgimento di tanti giovani alla partecipazione politica e al dibattito ideale. Arrivai per questa via, anch’io alla federazione giovanile comunista italiana», ricorda. «Non avevamo in testa particolari ideologie o miti da consacrare. Piuttosto sentivamo quella comunità di giovani comunisti, dentro al Pci, come il canale migliore per esprimere le nostre inquietudini, gli aneliti dell’anima, le disordinate spinte adolescenziali, già chiare nelle loro fondamentali discriminanti”, nota, in un passaggio, Zingaretti. «Per non accettare il mondo così com’è. Rinunciando a quell’utopia di fuoriuscire dalla nostra società, dovevamo, però, migliorarla con più decisione. Riformare il capitalismo, renderlo più umano. E poi, dopo la fine dei partiti di massa, costruirne di nuovi capaci di rappresentare quei canali di scorrimento tra l’alto e il basso che erano stati garantiti dal Partito comunista, dalla Dc, dal partito socialista, dall’azionismo laico nei trent’anni gloriosi della democrazia italiana. Abbiamo fatto tanto. Ma non siamo stati all’altezza di tutti i compiti che ci attendevano. È il tema dell’oggi. Di come riprendere in mano questo lavoro con un pensiero moderno, riformatore, profondamente umano che cambia l’esistente», conclude.
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«Gli appuntamenti di questi giorni non vogliono essere un momento meramente celebrativo, ma devono servire a rafforzare la riflessione sulla storia della principale componente della sinistra italiana del Novecento e sull’attualità del socialismo», ha invece detto il segretario nazionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo.
Tra le voci fuori dal coro, quella di Maurizio Gasparri. «Fiumi di retorica accompagnano le celebrazioni del centenario del Partito comunista italiano – ha detto in una nota il senatore di Forza Italia – Bisogna rispettare la militanza di chi ha creduto in buona fede in una causa sbagliata. Ma non si può celebrare questo centenario senza ricordare che Togliatti e tanti altri consideravano la loro patria l’Unione Sovietica, prima ancora dell’Italia. Togliatti fu alla corte di Stalin, consapevole del massacro dei prigionieri italiani in Russia e Togliatti stesso fu mandato a regolare i conti in maniera brusca all'interno di partiti comunisti di Paesi che poi sarebbero finiti al di là della cortina di ferro». Apre un altro fronte di polemica, invece, il vicepresidente della Camera dei deputati Fabio Rampelli di Fratelli d'Italia. «Trovo sconcertante che sia realizzato un francobollo per i 100 anni del Partito comunista Italiano. Nessun altro partito ha goduto dello stesso trattamento». —
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