Richie Havens, un’icona “per caso” nata a Woodstock
Oggi il cantante e chitarrista americano avrebbe compiuto ottant’anni
Sergio Braccini
Con quel suo grido di libertà, la parola “freedom” ripetuta all’infinito, come un mantra, era diventato un’icona per caso. Perché, appunto, per caso, quand’erano da poco passate le 17 del 15 agosto 1969, era toccato a lui aprire quei tre giorni di “pace, amore e musica” che avrebbero cambiato la storia del rock: il leggendario festival di Woodstock.
Scomparso per un attacco di cuore il 22 aprile 2013, Richie Havens oggi avrebbe compiuto il suo ottantesimo compleanno. E tra gli amanti della musica che ha caratterizzato gli anni Sessanta e Settanta sono in molti a ricordarlo, in queste ore, in tutto il mondo; compresa la neo-vicepresidente degli Stati Uniti Kamala Harris, che in una recente intervista ha confidato di amare “Freedom”, brano inserito nella sua playlist ideale. Per la generazione hippie Havens vivrà per sempre sul palco del festival che ebbe la ventura d’inaugurare perché il complesso folk-rock Sweetwater, a cui spettava il primo posto nella scaletta, era rimasto bloccato nel traffico che aveva paralizzato le strade di accesso a Bethel, la piccola città rurale nello stato di New York che ospitò il meagaraduno (lui, il suo chitarrista e il batterista erano arrivati in elicottero).
Richie veniva dal ghetto, precisamente da Bedford Stuyvesant, Brooklyn, ultimo di nove fratelli, e fu la risposta nera a Bob Dylan e a Joan Baez, incarnando perfettamente lo spirito dei sixties – la voglia di cambiamento, l’urlo antimilitarista che scuoteva dalle fondamenta gli States per poi coinvolgere il resto del pianeta – tanto che un altro suo pezzo di quegli anni, “Handsome Johnny”, divenne un inno contro la guerra in Vietnam. Cantante e chitarrista con un modo di suonare tutto suo, vigoroso e veloce, accompagnato da un incredibile senso del ritmo, è stato una figura di culto che, in termini di popolarità, ha raccolto molto meni di quanto meritasse. Tra i suoi successi, “Just like a woman”, “What about me”, la beatlesiana “Here comes the sun”. Nella sua carriera spiccano anche “Common Ground”, album prodotto nel 1983 da Pino Daniele che conteneva un bellissimo duetto nel brano “Gay cavalier” e, più di recente, l’inserimento della sua “Freedom” nella colonna sonora del capolavoro di Quentin Tarantino “Django Unchained”. –
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