Il Tirreno

Nuovi ritrovamenti romani a Pistoia e subito si pensa alla tomba di Catilina

Fabio Calamati
Nuovi ritrovamenti romani a Pistoia e subito si pensa alla tomba di Catilina

Fra storia e leggenda la città è da secoli accostata alla figura del ribelle nemico di Cicerone 

3 MINUTI DI LETTURA





PISTOIA. La notizia è che qualcosa c’è davvero, sepolto ai piedi del tabernacolo che, secondo una delle tante leggende nate e cresciute a Pistoia, contrassegnava il luogo della sepoltura di Lucio Sergio Catilina. Il tabernacolo si trova su un fianco dell’antichissima chiesetta di San Salvatore, a due passi da piazza del Duomo, su una stretta ripa che, non a caso, si chiama via Tomba di Catilina.

Nella chiesetta, costruita prima dell’anno Mille e ora sconsacrata, sarà allestito un piccolo museo sulle origini di Pistoia: per questo sono in corso da alcuni mesi scavi e lavori finanziati dalla Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia. E cosa hanno trovato questi scavi? Qualcosa che consente di fare «nuova luce sulle origini della leggenda che vuole sepolto Catilina ai piedi del tabernacolo», come si legge nell’austero Documento previsionale programmatico 2021 della Fondazione Caripit.

Roba da far venire l’acquolina in bocca agli appassionati del genere: vuoi vedere che la sepoltura del Grande Ribelle della storia romana è davvero a Pistoia? Dopo tutto, che Catilina sia morto sull’Appennino pistoiese è un fatto che nessuno storico contesta. Al contrario dell’esistenza in città della sua tomba, sempre considerata una leggenda, nata nel XVII secolo ma priva di riscontri.

Le sibilline parole del documento della Fondazione, in effetti, qualche speculazione potrebbero autorizzarla. Ma basta approfondire un poco la notizia – fonti ufficiose, almeno per adesso – per scoprire che la realtà è senz’altro meno affascinante. In sostanza, scavando nelle fondamenta della chiesa, oltre alla fossa di fondazione della prima cerchia muraria di Pistoia, sono venuti fuori anche i resti di un laboratorio metallurgico di epoca chiaramente romana. Proprio in corrispondenza del punto, in superficie, sotto il tabernacolo di via Tomba di Catilina.

Ed ecco allora la «nuova luce sulla leggenda»: vuoi vedere che nel 1600 o giù di lì, i pistoiesi di allora trovarono questi resti di laboratorio d’epoca romana? E che, magari, accanto alle tracce di lavorazione del ferro, c’erano anche resti umani? A quel punto l’equazione poteva tornare: resti di un romano sepolto a Pistoia uguale resti del romano più famoso morto da queste parti, ovvero Catilina.

Indubbiamente il filo logico in questa catena deduttiva è tirato fin quasi a spezzarsi: gli studi storici seri, che nasceranno dagli scavi di San Salvatore, si incaricheranno di fare chiarezza. Ma nell’attesa, è stuzzicante pensare che le cose siano davvero andate così.

In fondo, l’attenzione che in città è sempre stata riservata ad una figura controversa come quella di Catilina dice qualcosa soprattutto del carattere attribuito ai pistoiesi, ostinati ribelli e bastian contrari. Insomma, quale altra città poteva dedicare una strada e un edificio imponente (a cento metri dal tabernacolo c’è ovviamente la Torre di Catilina) all’arcinemico di Cicerone e dell’oligarchia senatoriale, capo di una congiura soffocata nel discredito personale e poi nel sangue? Giovanni Villani, storico del Trecento, parlava dei pistoiesi «fieri et crudeli... essendo stratti dal sangue di Catilina». Cinquecento anni dopo, però, il ricchissimo filantropo pistoiese Niccolò Puccini era così fiero di essere figlio di quel sangue da costruire in onore del ribelle una torre nello sterminato giardino della sua villa e apporvi una targa in cui si paragonava Catilina ad un leone che si era battuto contro l’imminente dittatura di Cesare. Insomma, un eroe da venerare per i secoli futuri. —


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web