Il Tirreno

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Lorenzo Giusti incoronato miglior direttore di museo

Maria Lardara

La rivista Artribune lo mette  al primo posto per il suo ruolo  al Gamec di Bergamo  «Ha curato la comunità anche durante la chiusura»

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PRATO. Quelle bare portate via con i camion militari le ha ancora davanti agli occhi: dentro c’erano amici, conoscenti, i morti del Covid di Bergamo. È qualcosa che fa male, una ferita sempre aperta nel cuore di chi resta e ha un ruolo sociale: dirigere un museo pubblico in mezzo a una pandemia. È qualcosa che non fa battere i pugni per riaprire i musei prima possibile. «Senso di responsabilità condizionato dalla prima ondata del coronavirus: ora non è il momento di cercare consensi corporativi». Il pratese Lorenzo Giusti, classe 1977, dirige da tre anni la galleria di arte moderna e contemporanea (Gamec) di Bergamo. È stato incoronato dalla rivista Artribune come miglior direttore di museo in questo 2020 ormai agli sgoccioli. Museo che, scrive la prestigiosa testata di settore, «ha saputo interpretare con delicatezza e grande volontà progettuale il ruolo del museo pubblico: stare vicino alla comunità, interpretare il cambiamento e le possibili fratture imposte dal presente, coltivare la relazione con il pubblico anche durante la chiusura». Giusti l’ha fatto con il progetto di Radio Gamec, la voce dalla prima linea del Covid-19 in una Bergamo messa in ginocchio dalla pandemia. Un progetto sbocciato a marzo come piattaforma sui social network del museo e che ha messo le ali fino ad approdare sulle frequenze di Radio Popolare. Con il suo palinsesto, Radio Gamec ha accompagnato la campagna di raccolta fondi a favore dell’ospedale Papa Giovanni XXIII. «La pandemia ha riattivato energie nascoste – racconta Giusti - Avevamo la percezione che questo virus di cui si sapeva poco fosse impattante per le nostre vite. Questo generava ansia creativa: il pensiero dell’ignoto ci ha stimolato nella ricerca di soluzioni alternative. Abbiamo messo in piedi il progetto di una radio per dare voce alla città. Bisognava alimentare il senso di una comunità ferita, per questo abbiamo contaminato il mondo dell’arte contemporanea con altri linguaggi». Ai microfoni si sono alternati Jovanotti, Michela Murgia, Enrico Letta, Alessio Boni. Un’emittente dal fronte, come Radio Londra. L’accostamento storico con l’epoca della seconda guerra mondiale potrebbe suonare azzardato. Anche agli occhi del direttore della Gamec inizialmente il vocabolario bellico sembrava eccessivo. Ma intanto i decessi aumentavano, la situazione era fuori controllo. A marzo Prato sembrava così lontana: in questi giorni di festa Lorenzo è rimasto a Bergamo. Dalla città dove ha sede il Centro Pecci, Giusti ha fatto le valigie dieci anni fa. Prima della Gamec, Giusti aveva diretto il Man di Nuoro. «A marzo mi sembrava di vivere una dicotomia: nella mia Prato i contagi si contavano sul palmo della mano. Bergamo invece si era trasformata nella Wuhan d’Italia». Ogni sabato il camper di Radio Gamec gira nei paesi, tra cui Alzano e Nembro: i più colpiti dal Covid. —

Maria Lardara

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