Il Tirreno

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Storie e immagini raccontano i 950 anni del duomo di Lucca

Gabriele Rizza

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Gabriele Rizza

Il duomo di Lucca, titolato a San Martino, sta per compere mille anni. La fatidica soglia è per così dire anticipata (al compleanno millenario manca ancora mezzo secolo) da una sontuosa pubblicazione che racconta, grazie anche a uno sfavillante apparato iconografico, la ricca, e per certi versi unica, stratificazione artistica e architettonica di cui il complesso è archivio, deposito, memoria. “San Martino a Lucca. Storie della cattedrale”, questo il titolo del volume, pensato per l'occasione dalla casa editrice PubliEd di Romano Citti con il coordinamento di Paolo Bertoncini Sabatini, celebra nel suo insieme e ripercorre nel dettaglio, le tante vicende (artistiche, imprenditoriali, personali) che si celano tra le volte, i marmi, le statue e i dipinti della chiesa.

Sono storie di capitelli e altari, di pittori e architetti, ma soprattutto di devozione, sintesi e simbolo di un afflato religioso che trova appunto nei volumi delle cattedrali il suo apice, il suo punto più alto, riassuntivo e significativo nello stesso tempo.

Fra gli interventi che accompagnano il lettore in questa visita insieme complessa e minuziosa, troviamo in apertura il contributo di Timothy Verdon, che affronta in particolare il tema del valore identitario dell’edificio per la comunità e il territorio, mentre un’accurata analisi dei cantieri che permisero la nascita e l’evoluzione della cattedrale è affidata a Raffaele Savigni e Aurora Corio.

A inquadrare il ruolo e l'importanza di Nicola Pisano nella decorazione scultorea del portico, pensa Clario Di Fabio mentre alle usanze e alla quotidianità dei tempi antichi guardano le pagine di Luigi Bravi a Annamaria Giusti, che rispettivamente approfondiscono il tema delle iscrizioni e delle sepolture presenti nell’edificio.

Il viaggio si conclude con il capitolo “Il teatro della pittura” nel quale Luigi Ficacci si inoltra nel percorso decorativo che ha caratterizzato la vita del duomo di San Martino. Però alla fine sono le immagini le vere protagoniste di questo percorso. Immagini ariose e suggestive, ma anche attente al dettaglio e funzionali alla narrazione che viene proposta.

Gli scatti di Andrea Vierucci rievocano l'insieme maestoso delle prospettive (fughe, scorci, colonne, spazialità anche inedite) e valorizzano i particolari, facendone percepire la consistenza materica dei marmi policromi che incorniciano gli esterni e gli interni dell’edificio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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