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Paolo Ruffini e i suoi ragazzi Down ci regalano un Natale di normalità
Gli attori, che arrivano dalla compagnia Mayor Von Frinzius, intervisteranno molti ospiti famosi
Daniela Giammusso
Prendi un comico “toscanaccio”, una compagnia di sei attori “senza filtri” e uno stuolo di ospiti pronti ad affrontare il loro fuoco di domande. Nasce così “Up & Down – Un Natale normale” nuovo appuntamento con la brigata capeggiata dal livornese Paolo Ruffini, che già da tre anni porta in tv (e prima ancora a teatro) un gruppo di talentuosi attori con la sindrome di Down o ritardi cognitivi. Lo show va in onda per Natale in prima serata su Italia1, e vuole raccontare la bellezza che risiede nella normalità.
Dopo lo spettacolo teatrale, il pluripremiato documentario e anche il libro (“La sindrome di Up”, Mondadori), questa volta, racconta Ruffini, «abbiamo voluto affrontare la formula del talk show. Questi ragazzi, se hanno alcuni svantaggi, hanno però il grande valore aggiunto della sensibilità e del non avere mediazioni. Potrebbero ritrovarsi davanti il Presidente del Consiglio e domandare: che lavoro fai? Che poi è una domanda interessante ed è la prima che si rivolge a chiunque conosci per la prima volta».
A rispondere alla curiosità dei ragazzi, la maggior parte dei quali in arrivo dalla Compagnia di teatro inclusivo Mayor Von Frinzius, sono arrivati beniamini come Alvin, Alessandra Amoroso, Ilary Blasi, Vittorio Brumotti, Piero Chiambretti, Giuseppe Cruciani, Antonella Elia, J-Ax, Le Donatella, Valeria Marini, Alfonso Signorini, Andrea Paris, Pupo. «Tra i momenti più divertenti – sorride Ruffini – la gara di urla con Mario Giordano. Ma è stata molto divertente anche Susanna, una nostra new entry, che non fa differenza tra parola e parolaccia. Se serve una, usa quella: una dote eccezionale in questo momento in cui l’ipermoralità sta diventando insostenibile» .
E inevitabilmente il Covid, la pandemia, le nuove regole restrittive sono entrate anche nel mondo di Up & Down. «Un momento difficilissimo per il mondo della cultura e dello spettacolo in generale», commenta Ruffini che in questi giorni sta lavorando al suo nuovo film, “Rido perché ti amo”, dove recita insieme a Nicola Nocella, Daphne Scoccia, Barbara Venturato, Greg e Loretta Goggi. «Quando si devono lanciare appelli – dice – si chiamano gli attori, ma quando c’è da parlare del nostro lavoro allora si fatica. Questo è il mio rammarico. Penso soprattutto al teatro e alla musica dal vivo, settori devastati. Invece il concetto di cultura, soprattutto in Italia, dovrebbe rientrare almeno per l’uno per cento in quello di salute. Perché un Paese senza cultura è un Paese di imbecilli».
«Questo momento di pandemia diventa ancora più difficile, nel quotidiano, soprattutto per le persone con sindrome di Down, che frequentano l’abbraccio come espressione di vita – spiega Ruffini – Ne parleremo durante lo show. Avremo un collegamento con il “nostro” Dpcm, per capire cosa si può fare. Ad esempio, abbiamo scoperto che si possono ancora fare cose belle, come essere felici o sognare. Il nostro Massimo, che parla poco, farà il sanificatore e misurerà la febbre a tutti. Andrea ci ha detto che in realtà la cosa più contagiosa è l’amore. E che per battere questo virus serve ancora amore. Non abbiamo pretese di lanciare messaggi, ma vorremmo che questo appuntamento fosse una carezza per le famiglie con ragazzi con disabilità, in un Natale per loro ancora più difficile perché di reclusione e solitudine forzata».
Ma in tanti anni insieme a una compagnia così unica, i concetti di normalità e diversità hanno ancora lo stesso significato? «Il problema – riflette Ruffini – è che non accettiamo di essere unici. Confondiamo la normalità con la perfezione. E allora corriamo dietro ai soldi o ai followers. Ma la verità è che in natura non esiste un tramonto uguale a un altro, né una zucchina o un fiore. Se non accade in natura, non dobbiamo pretenderlo neanche da noi. Uguali per tutti devono essere solo i diritti». —
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