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È proprio uno Zucchero Doc. Sei nuovi brani nell’album-bis e c’è il “September” con Sting
«Nei miei testi ho tirato fuori la bandiera rossa, perché voglio recuperare le ideologie perdute»
Alla fine del 2019 Zucchero Fornaciari pubblicava “D.O.C.”, un disco con cui esplorava nuovi territori sonori, frutto di una particolare e moderna produzione.
A distanza di un anno Fornaciari ripropone quel disco con l’aggiunta di sei nuovi brani, tra pop, funk e R’n’B, che includono “September” il già noto duetto con Sting. Arriva così il doppio CD (o triplo vinile colorato) “D.O.C. - Deluxe Edition” già nei negozi. Tra le nuove tracce, oltre al brano con l’amico Sting, ci sono: un riadattamento con traduzione di “Don't Make Promises” che diventa “Non illudermi”, un brano degli anni ’60 di Tim Hardin, c’è “Wichita Lineman”, una bella canzone d’amore di Jimmy Webb che è stata cantata per la prima volta alla fine degli anni Sessanta da Glen Campbell, lasciata in inglese e tre brani originali (di cui uno risalente al 1989, il periodo di “Oro Incesso e Birra”).
«Ogni canzone di “D.O.C.” - dice Zucchero per spiegare il legame tra le nuove e le precedenti composizioni - aveva dentro il concetto di redenzione, lo stesso che c’è in questi brani aggiuntivi. “Succede” e “Facile” (due titoli del nuovo disco) arrivano dalle session di “D.O.C.”, produzione e arrangiamenti erano già fatti, mancavano solo i testi. Potevo fare un nuovo disco - prosegue Zucchero - ma, per mia abitudine, ognuno deve essere diverso da quello precedente. Qui invece il legame era molto forte e con queste aggiunte la fase di “D.O.C.” si chiude». In merito alla cover, un brano non noto al grande pubblico, il cantautore tosco emiliano dice: «Secondo me la cover ha senso se non è di un brano popolare. È impossibile fare “Imagine”, mentre una canzone non così tanto conosciuta ti permette di farla tua, diversa dall’originale per suono e arrangiamento.
Se - continua - deve essere una copia non m’interessa. “With a little help from my friends” di Cocker è un esempio perfettamente riuscito. La cover ha valorizzato l’originale (Beatles) diventato da marcetta a torrido gospel».
Nei nuovi brani c’è anche un accenno ideologico, quando, in “Succede” dice «Un Dio in testa non ce l’ho/Bandiere rosse nel comò». «Non mi sento più così rappresentato come alle mie origini, mancano le ideologie con cui son cresciuto.
Ora - spiega - mi sembra tutto annacquato. La bandiera rossa - conclude - la tengo nel comò e al momento non la sventolo». E anche in merito al potere rivoluzionario della musica Zucchero dice: «Non c’è più da aspettarsi rivoluzioni dal rock. Quello che ha preso il suo ruolo è stato il rap dei primi anni e qualche cosa di attuale.
Io - aggiunge - mi auguro che il rock torni ad avere la sua funzione originaria». Zucchero è molto critico anche verso la politica e ciò che questa ha fatto per sostenere i lavoratori dello spettacolo.
«Vedo poco interesse verso la musica, ma anche cinema e teatro. Quando il Governo parla di cultura - accusa l’artista che vive da anni in Lunigiana - parla di un ritrovamento a Pompei, parla di roba molto alta. Però c’è anche la cultura più bassa; mi va bene chiamarla anche così, ma almeno ne parlassero.
Appelli e manifestazioni - continua Zucchero - sono sempre caduti nel vuoto. Ci vorrebbe più attenzione e che arrivassero i soldi a chi lavora dietro agli spettacoli, che sono quelli in vera crisi.
Alla mia crew internazionale dei concerti - svela - ci penso io in prima persona a sostenerli, sino a quando non ripartiremo». Il suo disagio va anche verso i social: «In questo campo - dice - sono un vero e proprio orso perché preferisco ancora una stretta di mano. I social stanno a me come una cravatta al maiale». Il solito Zucchero, schietto e sanguigno. —
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