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Morto di Covid il regista coreano Kim Ki-duk Vinse il Leone d’Oro
riga (lettonia)
Se fossimo in un suo film, le circostanze della morte del grande regista coreano Kim Ki-duk sarebbero la perfetta sintesi dei due stili che hanno caratterizzato la sua opera. Ci si potrebbe trovare la vena intimista della solitudine e del disagio nel racconto di un uomo che cerca di sfuggire alle ombre della sua vita e si rifugia lontano da casa per poi trovarsi solo, come in patria. Ma si potrebbe anche evocare il Kim Ki-duk polemista e ribelle, incapace di riconoscere la sua terra, inseguito dal terrore di un ferreo controllo statale e che cerca quindi altrove, nella lontana Lettonia, il sapore della libertà per poi finire i suoi giorni isolato in una stanza d’ospedale. Ed è proprio in Lettonia che il regista è morto per lo complicande del Covid. Certo da oggi non solo il cinema, ma la cultura tutta perde una voce potente, quella di un poeta disperato.
Nato a Bonghwa, nel cuore della Corea del Sud, il 20 dicembre del 1960, Kim Ki-duk ha mancato per pochi giorni l’appuntamento col suo 60° compleanno e forse questo è un bene perché le ricorrenze sarebbero pesate, come il passaggio del tempo, a questo eterno ragazzo che faceva del sorriso, della riservatezza e della poesia il suo rifugio dai colpi della vita. Fra i tanti capolavori e premi collezionati nel tempo, nNel 2012 la giuria del Festival di Venezia, presieduta dal regista statunitense Michael Mann, gli aveva attribuito il Leone d’oro per il film “Pietà”. —
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