Il Tirreno

«Un piccolo dono tutti giorni: ecco il mio concetto di solidarietà»

«Un piccolo dono tutti giorni: ecco il mio concetto di solidarietà»

Luca Argentero con Samuel dei Subsonica organizza l’evento #IODONOCONGUSTO  

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L’INTERVISTA

Quando un napoletano è felice per qualche ragione, invece di pagare solo il caffè che berrebbe lui, ne paga due, uno per sé e uno per il cliente che viene dopo. È come offrire un caffè al resto del mondo». Così Luciano De Crescenzo descriveva il «cafè suspiso», piccolo gesto di gentilezza tipico della cultura partenopea. Luca Argentero ne è sempre rimasto affascinato, al punto che quando nel 2011 ha creato un’associazione benefica ha deciso di chiamarla proprio così: «1 Caffè». Un nome che racchiude in sé il senso di una missione. «Il nostro obiettivo è sensibilizzare al concetto del dono. Le emergenze spesso danno vita a gare di solidarietà, ma è nella quotidianità che dobbiamo imparare a dare agli altri. Per questo abbiamo deciso di aiutare ogni anno 52 realtà solidali e di assistenza, una a settimana. A loro va il “caffè sospeso” che i nostri sostenitori scelgono di versare sul sito www.1caffe.org. È anche un modo per dare visibilità a chi lavora ogni giorno per i più poveri e gli emarginati, magari a due passi da casa nostra».

Sotto Natale organizzate sempre un evento dal vivo per la raccolta fondi. Come farete quest’anno?

«Ripiegheremo sul digitale. Mercoledì 16 dicembre io, Samuel dei Subsonica, il bartender Salvatore Romano e il giornalista gastronomico Luca Iaccarino organizzeremo #IODONOCONGUSTO, una cena di beneficenza a distanza. Chi abita a Torino, Roma e Milano potrà offrire 100 euro all’associazione, ricevendo a casa in cambio le specialità degli chef di Eataly per due persone. Oltre al link con cui quella sera potremo stare tutti insieme».

Il primo lockdown ha tirato fuori il meglio di noi italiani, oggi invece in giro si vedono nervosismo, rabbia, odio. Perché?

«L’incertezza logora. Sarebbe preferibile che ci dicessero le cose come stanno, per spiacevoli che siano ci metteremmo il cuore in pace. Invece così vediamo ogni giorno governanti e virologi dire e non dire».

La serie tv di cui è protagonista su Rai 1, «Doc – Nelle tue mani», è stato il grande successo di questo 2020. Ne è in arrivo persino un remake americano. Se lo aspettava?

«No. Anzi, essendo stata girata prima del Covid, mi era venuto il dubbio se fosse opportuno rinviare la messa in onda a tempi migliori. Temevo che gli spettatori ne avessero abbastanza. Col senno del poi, invece, mi sono reso conto che quella concomitanza ha aggiunto significati alla serie».

A maggio è nata sua figlia. Com’è essere padre?

«È un’emozione così splendida e intensa che nemmeno riesco a trovare le parole per esprimerla. Mi ci vorranno anni per elaborarla. Nina è nata tre giorni dopo la fine della fase 1 e di secondo nome fa Speranza, come una delle sue nonne».

Negli ultimi anni ha dato vita a frequenti liti con i paparazzi e con i rotocalchi. Che cosa la fa arrabbiare?

«I cafoni. Quelli che non sanno stare al mondo e che non rispettano le regole». —

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