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Ranieri e quei Settanta recuperati «Canto ciò che ho dimenticato»
Il nuovo album con 12 vecchi brani e 5 inediti. «Uno me lo regalò Aznavour, il mio modello»
IL DISCO
LUCA TRAMBUSTI
Il doppio impegno artistico di Massimo Ranieri è incentrato sulla sua nuova uscita discografica dal titolo “Qui e adesso”, lo stesso della trasmissione in onda ogni giovedì in prima serata su Rai3 che, in compagnia di tanti ospiti/amici, è l’occasione per presentare le tracce del CD. Il nuovo album raccoglie 12 vecchi brani di Ranieri e 5 nuove tracce tra cui uno donatagli da Charles Aznavour. Il tutto con gli arrangiamenti e la produzione di Gino Vannelli, cantante e autore canadese) «Ho voluto reinterpretare dei brani degli anni ’70 - dice Ranieri - che sebbene molto belli non hanno avuto ciò che meritavano. Ho abbandonato la canzone a 24 anni per fare nuove esperienze teatrali. Queste canzoni le ritenevo all’altezza delle grandi hit, ma poi le ho dimenticate per strada. Fortissimamente volli recuperarle per ridare loro dignità». Il napoletano ricorda la sua produzione tra il ’69 e il ’74 come un periodo dorato, quello in cui, dice: «ero a cavallo tra l’essere un divo della canzone e il teatro». Anni in cui lavorava con un gruppo di autori che hanno scritto cose bellissime, che lui, con la sua interpretazione, ha saputo portare al successo. Tra questi autori c’era anche il prolifico e importante toscano Giancarlo Bigazzi che ha firmato canzoni come “Rose Rosse”, “Se bruciasse la città”, “Vent’anni” e “Erba di casa mia”. «Lui - ricorda Massimo Ranieri - aveva il carattere sanguigno dei toscani e quindi era facile scontrarsi, ma era bravissimo». Tra gli inediti del disco c’è “Quando il sogno diventa inutile” che Charles Aznavour gli regalò pochi anni prima di morire. «L’ultima volta che ho visto Aznavour era a casa sua, in Costa Azzurra. Mi fece sentire questa canzone, gli dissi che mi piaceva e lui me la regalò. Per me - chiude Ranieri - è stato un sogno». Ma i rapporti con il musicista francese erano stretti e i due si sono anche esibiti assieme in un concerto a Piazza San Marco. «Era innamorato di un mio cappello - rammenta Ranieri - voleva a tutti i costi comprarne uno uguale. Andammo insieme ad acquistarlo e salì sul palco con quel cappello. Aznavour - aggiunge - è anche il mio riferimento sul palco dei concerti, come per il teatro lo è Strehler». A impreziosire “Qui e adesso” c’è la firma di Gino Vannelli, un celebre e celebrato musicista (più affermato oltreoceano che in Italia) che ha scritto gli arrangiamenti dell’intero disco. «Ho voluto fosse lui a occuparsi di queste canzoni perché è un artista capace di fare ottime cose. Abbiamo lavorato a distanza e lui - aggiunge orgoglioso - ha dato bellissime pennellate tra il jazz ed il pop, rendendo ancora più grandi queste composizioni». Ranieri, in merito all’attuale scena musicale, confessa di avere grande considerazione dei giovani. «Oggi trapper e rapper - dice - cantano con rabbia e disperazione perché sentono sulle spalle ciò che stiamo attraversando e ho un senso di paternità verso di loro. Si esprimono così perché così è il momento sociale che stanno vivendo, lo stesso facevamo anche noi. Però non si può solo pensare ai vecchi tempi, il mondo è in mano ai giovani, perciò chapeau verso di loro che ascolto con piacere». —
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