Il Tirreno

Il Guardian, Carràmba che sorpresa «Raffaella è un’icona di libertà sessuale»

Alessandra Comazzi
Il Guardian, Carràmba che sorpresa «Raffaella è un’icona di libertà sessuale»

La seconda giovinezza da quando Sorrentino ha usato “A far l’amore comincia tu” nel film Oscar “La grande bellezza" 

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Alessandra Comazzi

«Raffaella Carrà: la pop star italiana che ha insegnato all’Europa le gioie del sesso». Questo è il titolo che il londinese, prestigioso Guardian ha dedicato a quell’«icona culturale che ha rivoluzionato l'intrattenimento italiano e ha offerto alle donne la possibilità di prendere l’iniziativa in camera da letto». Raffaella Carrà è indubbiamente anche un’icona gay, e un’icona televisiva, figuriamoci, e un’icona cinematografica, da quando Paolo Sorrentino ha usato il suo brano "A far l’amore comincia tu" nel film Oscar "La grande bellezza", e l’ha usato duro, come un maglio. Siccome Carrà ha di recente realizzato su Rai3 una serie di interviste fatte in amicizia e serenità, molto personali e lievi e profonde nello stesso tempo, e non sembri un ossimoro, titolo «A raccontare comincia tu», ha incontrato anche Sorrentino. Gli ha detto: «In quella scena mi hai messo in mezzo a gente superficiale, che prende la cocaina: non è esaltante per me che sarò andata a una sola festa nella vita. Mi sono trovata in mezzo a gente che fa i trenini». Ecco, questa è la Carrà. Una donna indipendente, senza figli, che non si è mai sposata, che ha avuto poche, grandi storie d’amore, Gianni Boncompagni, Sergio Iapino, che ama stare per conto suo, che non ha mai frequentato salotti, altro che terrazze con la cocaina, in effetti. Eppure. Che cosa dovrebbe fare una ragazza che voglia diventare conduttrice? Studiare da Raffaella Carrà. Più moderna lei, che ha compiuto 77 anni, di un intero manipolo di ragazzotte con le tette al vento; in grado di rivendicare la propria femminilità ancora ai tempi di "Carràmba che fortuna", facendosi circondare da 40 bei ragazzi («sono tutti alti due metri, che Dio li benedica», diceva) in modo che anche le spettatrici potessero lustrarsi gli occhi. Carrà nei secoli fedele a se stessa, che canta «Com'è bello far l'amore da Trieste in giù», rigenerante. Nata a Bellaria, romagnolissima, e nata Pelloni, come il Passator Cortese, il bandito alla Robin Hood che rubava ai ricchi per dare ai poveri, di cui si dice sia discendente. Diplomata al Centro sperimentale di cinematografia, comincia la sua carriera proprio al cinema, giovane giovane. E nel 1961 debutta anche in tv. Nel 1970 presenta accanto a Corrado la sua prima "Canzonissima", conquista l’Italia, e il mercato discografico, con la sigla "Ma che musica, maestro" e con il "Tuca tuca". Indossa un giacchino corto e pantaloni a vita bassa, il completo le lascia scoperto l’ombelico: sarà il primo ombelico scoperto della tv, se ne occuperà persino il Cda Rai, che alla fine approverà. Dice ancora il Guardian: «Carrà sapeva cantare, ballare e recitare, ha avuto un'influenza impareggiabile sulla musica e sulla cultura pop. Tecnicamente parlando, l'Italia aveva cantanti molto più “drammatiche”: Mina, Milva, Patty Pravo, un contralto androgino. Carrà le ha superate tutte». Anche perché Carrà non è mai stata una cantante e basta. E se con tutto questo ha anche insegnato alle donne a prendere l’iniziativa a letto, come dice il Guardian, beh, santa subito. —



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