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«Il concerto a Firenze è la mia Woodstock» Patti Smith e quella notte del settembre ‘79
Edoardo Zucchetti ricostruisce con foto d’epoca e testimonianze il rapporto d’amore fra la poetessa del rock e la città
firenze
Se non fosse per le foto rigorosamente in bianco e nero di Stefano Rovai, Saulo Bambi e di un giovanissimo e già avventuroso Massimo Sestini che, autorizzato, s’imbucò fin quasi a bordo palco, del concerto di Patti Smith a Firenze che cambiò la vita della protagonista e le regole del gioco della (contro)cultura giovanile in Italia, sarebbero rimaste solo le cronache (e le polemiche) dei quotidiani e le testimonianze di chi quel 10 settembre del 1979 allo stadio ancora Comunale era uno dei 70mila partecipanti alla prima grande festa rock del nostro Paese, dopo un lungo boicottaggio delle star straniere.
Non un filmato, una ripresa Rai, una immagine in movimento. C’era il servizio d’ordine della Festa dell’Unità, quella che accanto alla rosticciana, al liscio e ai brigidini ci trovavi l’Odin Teatret e il cinema cubano, quella che si inventò la “nouvelle vague” dei mega eventi rock, onda lunga che da lì sarebbe partita per non esaurirsi. «Per me Firenze – avrebbe detto Patti – resta il concerto della vita, la mia Woodstock, un’esperienza unica e indimenticabile, irripetibile. Ma la cosa buffa è che non avevo alcuna idea di quello che stava accadendo, doveva essere il mio ultimo concerto ma non immaginavo che sarebbe stato di quelle dimensioni. Ricordo che alla fine lasciammo il palcoscenico al pubblico che si impossessò degli strumenti, i microfoni, le attrezzature. Fu un gesto simbolico e un atto liberatorio, come l’energia del rock, un bene che apparteneva a tutti».
Di questa “vicinanza” fiorentina, poi sfociata in altre occasioni di visita e musica, si fa interprete il documentario “Patti in Florence” di Edoardo Zucchetti che domenica in streaming sulla piattaforma Più Compagnia inaugura la 61ª edizione del Festival dei Popoli. Zucchetti, che nel ‘79 non era nato, sfodera un bel piglio di narratore partendo dal 2009 quando la poetessa del rock tornò a Firenze per rinverdire quella memorabile esperienza di trent’anni prima. «Per tutto il tempo che passò in città fui la sua ombra – racconta Zucchetti – con una telecamera mal funzionante, una manciata di nastri e una buona dose di incoscienza; volevo immortalare il suo girovagare e raccontare per immagini l’amore che aveva lei per la città e la città per lei». In quel girovagare eccentrico, apparentemente senza meta, fatto di performance e improvvisazioni, fra strade, musei, botteghe artigiane, teatri, applausi, selfie e autografi, Patti trasmette tutta la sua amicizia, riconoscenza e ammirazione per una città che non l’ha dimenticata e che, oltre al concerto della vita, le ha regalato un palcoscenico immortale: la Tribuna di Michelangelo all’Accademia, guardata a vista dal David.
Zucchetti mette insieme un bel concertato di voci, partendo dagli organizzatori, i “figgiciotti” di Radio Centofiori, e garantendosi i contributi del chitarrista e storico membro della band Lanny Kane e del batterista Jay Dee Daugherty, suoi compagni di viaggio fin dalle prime mosse newyorchesi al CBGB’s, il club dove era di casa.
A partire da 9.90 euro ci si potrà abbonare sul sito https://www.mymovies. it/ondemand/popoli e seguire il calendario del festival con qualunque dispositivo.
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